La teologia e i laici
di Lettera firmata | 01 dicembre 2012

Buongiorno,
ho 22 anni e studio presso un'istituto di scienze religiose, sono al secondo anno. Ultimamente mi sto interessando molto al tema dei cristiani laici. Ho letto il capitolo IV della Lumen Gentium, la Apostolicam Actuositatem, la Christifideles laici, e due libri "Diventare laici. Alla scoperta della vocazione perduta" di Pier Giorgio Liverani, e "Laici cristiani. Tra identità e nuove sfide" di Enrico Masseroni. Premesso che queste letture mi hanno aperto un mondo che non conoscevo e, purtroppo lo devo constatare, di cui nessuno o quasi mi aveva mai parlato con profondità e competenza, ho scoperto che quella a essere laici è una vera e propria vocazione, con tutti i crismi che le servono e con tutte le potenzialità per essere santi e come piace a Dio. Insomma, non esistono cristiani di serie A (dei supercristiani, che sarebbero religiosi e chierici) e cristiani di serie B (quelli senza vocazione). Fin qui, tutto perfetto. Dei laici si dice è loro propria l'indole secolare: "per loro vocazione è proprio dei laici cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio".

Benissimo. Allora mi chiedo: ha senso che un laico studi teologia? Se per sua vocazione non deve rimanere chiuso alla dimensione ecclesiale, quindi non deve fuggire il mondo, ma starci dentro e ordinarlo secondo Dio, qual'è il posto specifico di un laico che studia teologia? Eh sì, perchè più volte si ribadisce nei vari testi che ho letto: "Se sei laico e fai il medico, l'architetto, l'insegnante di matematica, l'autista di tram, il postino, dovrai farlo secondo la competenza propria di ogni campo (e la competenza è competenza, non è cristiana, islamica o atea), ma con un cuore cristiano (per dirla breve). Ma io che mi formo in teologia?

Per alcune persone la risposta è semplice: andrò a rubare alla scuola uno stipendo facendo l'insegnante di religione. La risposta è purtroppo semplice anche per il mio parroco: finché studiavo all'università (corso che non ho portato a termine, ma che ho trascinato senva voglia per due anni), io dovevo puntare su quella, così poi avrei insegnato e quello sì che è un vero apostolato di cui la società ha bisogno. E poi... se un domani dovessero togliere l'insegnamento della religione cattolica dalle scuole, come fai? Se sei prete o frate, non c'é problema.... ma se hai famiglia?

Sono risposte che mi fanno male. Perchè se io mi sono iscritto a questo istituto, è perchè ho sentito che Dio mi chiamava a farlo: è perchè ho maturato la consapevolezza lungo il mio cammino (in particolare il mio cammino scout) che questa era la mia chiamata. Per questo ho lasciato l'università (non avevo risultati e prospettive, non mi sentivo al mio posto). I miei voti all'istituto e la mia presenza testimoniano la passione e il cuore che metto in questo percorso.

Purtroppo però ho avuto la "sfortuna" di non essere chiamato a fare il prete o il frate (di questo ne sono certo), ma "solo" il laico, sembra dirmi il mio parroco. Io però rivendico questa mia laicità con fierezza e con orgoglio: l'ho ribadita a tutti quelli che mi hanno chiesto in buona fede se volessi entrare in seminario. E senza troppo veli, il mio parroco mi ha detto che in questo progetto della teologia, lui non ci crede. Che comunque devo cercare un'altra strada, oltre alla teologia, perchè non sarà questa a permettermi di mantenermi un domani. Io lo capisco, capisco tutte le difficoltà che ci sono (ma che al mondo d'oggi ci sono in qualunque campo), so che me lo dice perchè mi vuole bene, perchè ne è convinto, anche se non condivido. Anzi, mi rattrista e mi fa arrabbiare.

A Dio piacendo, il mio sogno sarebbe di proseguire oltre le scienze religiose e iscrivermi a un facoltà teologica, a Roma o a Milano. Sicuramente le difficoltà sono tante, è evidente che questi percorsi non sono pensati per i laici, sono lunghissimi e per chi ha in mente di mettere su famiglia un giorno è difficile pensare di poter dedicare così tanti anni (i cinque delle scienze religiose, più due anni per la licenza più altri due anni, come minimo, per il dottorato, quindi in totale quasi dieci anni). Per non parlare del fatto che uno si deve mantenere, non è un ordine religioso o lo stipendio da prete a farlo. Io credo però che il Signore, se davvero chiama, non conduce a vicoli ciechi. Anche i laici sono nel cuore di Dio, giusto? E non si dice sempre che se Dio chiama a un compito, da anche tutti i mezzi per sostenerlo? Ma vale solo per chi entra in seminario o si vuole consacrare? Non credo proprio...

Allora la domanda è: che c'è nel mondo e nella Chiesa per i laici che studiano teologia? Unico sbocco è l'insegnamento di religione nelle scuole (per cui comunque il titolo che l'istituto di scienze religiose conferisce è sufficiente)? Si tratta di un lavoro che farei volentieri, ma di certo non vale tutti questi sacrifici. Senza contare che non solo i miei amici "lontani dalla fede", ma molti preti considerano gli insegnanti di religione come dei catechisti pagati, poca roba insomma (quando è chiaro che i due compiti sono differenti). Come soddisfo la mia indole secolare studiando teologia? Facendo il catechista, il caposcout, il padre, il marito con cuore cristiano? Non serve dire che non è necessario studiare anni di teologia per farlo. Allora la teologia è fatta per i pensionati o solo per coloro che vogliono approfondire la loro fede, senza però che questo si tramuti in un servizio adeguato o in una professione? Quello che cerco è troppo? Si tratta di uno spazio che non esiste perchè è giusto che non esista? Che devo ritagliarmi a forza o mi devo inventare? Infine, é davvero utile alla Chiesa e al mondo che io studi teologia da laico (o devo arrendermi al fatto che è un mio pallino e nel frattempo mi cercherò qualcos'altro da fare nella vita)?

Ho preso un abbaglio e ho sbagliato tutto? Mi sento avvilito in qualcosa di prezioso, la mia chiamata. Per di più mi sento avvilito non dai lontani, ma dai miei fratelli in Cristo e dai miei pastori. Non ho trovato risposte adeguate ai miei dubbi e ai miei mal di pancia nei documenti del magistero e dato che la domanda mette in crisi la serietà e  l'opportunità di quello che è il mio progetto di vita, sono in seria difficoltà.

Lettera firmata

07/08/2017 07:55 FABIO RIZZOLINI
OGGI E' L'ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI PAOLO VI 06/AGOSTO / 1978 LO RICORDIAMO PER LA SUA MITEZZA E UMILTA',LA CAPACITA' DI INTESSERE RELAZIONI E' STATO L'UOMO DELL'INCONTRO ED E'ANDATO INCONTRO AI FRATELLI PER DONARSI AGLI ALTRI.PAPA PAOLO VI CI INSEGNA CHE LA COSA MAGGIORMENTE IMPORTANTE L'AMICIZIA CON GESU'MENTRE TUTTO IL RESTO E' SECONDARIO,NELL'INCONTRO AI FRATELLI PER DONARSI AGLI ALTRI ABBIAMO COMPRESO COME E' PREZIOSO PUR NELLA NOSTRA FRAGILITA' IL DONO DELL'APERTURA,DELL'ACCOGLIENZA DELLA PASSIONE PER IL BENE DELLE ANIME.PER PAOLO VI OGNI CREATURA ERA UNA CREATURA UNICA ORIGINALE CON UNA PECULIARE DIGNITA' CHE DIO GLI AVEVA IMPRESSA E IN OGNUNO VEDEVA IL VOLTO DI GESU'. OGGI COME IERI E SEMPRE LA SANTITA' CHE SGORGA DAL CUORE DELLA CHIESA PER DONO DI DIO E' UNA REALTA'CHE APRE I NOSTRI OCCHI SULL'ETERNITA' DI DIO, VOLENDO FISSARE LO SGUARDO SULL'OPERA MERAVIGLIOSA DI DIO CHE E' IL SUO BEATO PAOLO VI IL NOSTRO PAPA BRESCIANO.OGGI PIU' CHE MAI ABBIAMO BISOGNO DI LEVARE I NOSTRI SGUARDI ALLE VETTE ALTE DELLA SANTITA' DELLA FEDE DELLA SPERANZA,PERCHE' I NOSTRI CUORI NON SI CARICANO IN CONTEMPLAZIONI FATUE IN INGANNI E IN FALSI IDEALI.PER TUTTI NOI IL BEATO PAOLO VI E' UN DONO,OPERA DELLO SPIRITO RIFLESSO DELLA MISERICORDIA DEL PADRE IMMAGINE DI CRISTO. FABIO RIZZOLINI INFERMIERE FATEBENEFRATELLI /SAN GIOVANNI DI DIO I.R.C.C.S./ BRESCIA


07/08/2017 01:01 FABIO RIZZOLINI
OGGI E' L'ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI PAOLO VI 06/AGOSTO / 1978 LO RICORDIAMO PER LA SUA MITEZZA E UMILTA',LA CAPACITA' DI INTESSERE RELAZIONI E' STATO L'UOMO DELL'INCONTRO ED E'ANDATO INCONTRO AI FRATELLI PER DONARSI AGLI ALTRI.PAPA PAOLO VI CI INSEGNA CHE LA COSA MAGGIORMENTE IMPORTANTE L'AMICIZIA CON GESU'MENTRE TUTTO IL RESTO E' SECONDARIO,NELL'INCONTRO AI FRATELLI PER DONARSI AGLI ALTRI ABBIAMO COMPRESO COME E' PREZIOSO PUR NELLA NOSTRA FRAGILITA' IL DONO DELL'APERTURA,DELL'ACCOGLIENZA DELLA PASSIONE PER IL BENE DELLE ANIME.PER PAOLO VI OGNI CREATURA ERA UNA CREATURA UNICA ORIGINALE CON UNA PECULIARE DIGNITA' CHE DIO GLI AVEVA IMPRESSA E IN OGNUNO VEDEVA IL VOLTO DI GESU'. OGGI COME IERI E SEMPRE LA SANTITA' CHE SGORGA DAL CUORE DELLA CHIESA PER DONO DI DIO E' UNA REALTA'CHE APRE I NOSTRI OCCHI SULL'ETERNITA' DI DIO, VOLENDO FISSARE LO SGUARDO SULL'OPERA MERAVIGLIOSA DI DIO CHE E' IL SUO BEATO PAOLO VI IL NOSTRO PAPA BRESCIANO.OGGI PIU' CHE MAI ABBIAMO BISOGNO DI LEVARE I NOSTRI SGUARDI ALLE VETTE ALTE DELLA SANTITA' DELLA FEDE DELLA SPERANZA,PERCHE' I NOSTRI CUORI NON SI CARICANO IN CONTEMPLAZIONI FATUE IN INGANNI E IN FALSI IDEALI.PER TUTTI NOI IL BEATO PAOLO VI E' UN DONO,OPERA DELLO SPIRITO RIFLESSO DELLA MISERICORDIA DEL PADRE IMMAGINE DI CRISTO. FABIO RIZZOLINI INFERMIERE FATEBENEFRATELLI /SAN GIOVANNI DI DIO I.R.C.C.S./ BRESCIA


22/12/2016 11:58 Rosa Rita La Marca
Dopo il sacrificio enorme compiuto proprio intraprendendo, e concludendo, gli studi di Sacra Teologia, rubare uno stipendio è una definizione oltraggiosa molto scorretta.


30/01/2013 07:43 Lycopodium
MG, l'ha letto?
http://www.paolorodari.com/2010/10/22/lovanio-l%E2%80%99apostata-l%E2%80%99universita-cattolica-piu-antica-d%E2%80%99europa-vuole-disfarsi-della-sua-ingombrante-etichetta-per-protesta-contro-roma-e-il-papa-rigidi-sulla-bioetica-dittat/



29/01/2013 19:26 MG
Concordo con tutto quanto e' stato detto finora. Come laici stiamo vivendo un tempo di "martirio bianco" (in Italia ancora di piu'). Inoltre da noi la teologia e' assente dalle universita' statali, all'estero no, specie nel mondo di lingua tedesca, in Svizzera, in Inghilterra. In questi casi il laicato ha un ruolo ecclesiale riconosciuto (in Germania il laicato cattolico si e' auto-organizzato nel comitato centrale dei cattolici tedeschi). In Belgio c'e' poi una famosissima ed eccellente facolta' teologica cattolica, quella di Lovanio. Per non parlare degli USA. Non seguire la tua chiara inclinazione e vocazione sarebbe una condanna all'infelicita' per tutta la vita. Una soluzione potrebbe essere, dopo il baccalaureato, di provare a prendere una borsa di studio presso un ente che abbia collegamenti a livello internazionale (fondazione Ratzinger, fondazione bruno Kessler-scienze religiose, FSCIRE Giovanni XXIII etc. etc., confrontando di ognuno le tematiche affrontate nei relativi progetti di ricerca). Anzi, gia' da subito, orientare gli studi specialistici (che porteranno alla tesi) in una direzione che abbia la possibilita' di trovare un proseguimento e uno sbocco in un settore di ampio interesse scientifico anche all'estero. L'alternativa alla ricerca e' l'insegnamento della religione nella scuola. Qualche supplenza puo' far capire se si e' adatti o adattabili. Un'alternativa alle strade della ricerca e dell'insegnamento della religione - se te la senti ovviamente - sarebbe invece di prendere anche una laurea breve in uno di quei settori (scientifici) che oggi piu' assicurano uno sbocco professionale (ce ne sono, e' sufficiente consultare qualche sito o agenzia per la ricerca di un lavoro per rendersene conto), o individuare un altro tipo di attivita', confacente con le tue inclinazioni, sempre partendo pero' dalle effettive richieste del mercato del lavoro. Buona fortuna e non demordere!


14/12/2012 12:26 Maria Teresa Pontara Pederiva
Concordo con l’entusiasmo e il sostegno per quanti si accingono a studiare teologia, l’ho fatto anch’io più di 20 anni fa e continuo ancora (perché in teologia come in ogni altra scienza non basta ottenere un diploma, l’aggiornamento è quotidiano).
E’ vero che esiste l’annoso problema del riconoscimento dei titoli e che qualcuno consiglia di guardarsi anche attorno, ma i più giovani “aggirano” l’ostacolo iscrivendosi contemporaneamente a una facoltà “laica”, così da avere un titolo più spendibile, perché certo occorre procurarsi un pane per vivere (e con qualche nuovo titolo oggi non si può neppure insegnare religione).
Tuttavia mi sento di evidenziare 2 problemi legati all’accesso dei laici agli studi teologici, del resto già evidenziati da qualcuno:
1. I laici teologi non sono né una brutta copia dei preti/religiosi, né una qualche forma di clericalizzazione sotterranea: sono laici a tutti gli effetti, sposati o meno, ma immersi nel mondo come gli altri; persone che hanno messo in pratica la loro passione per uno studio invece di un altro o, talvolta, accanto ad un altro per completarlo.
2. I laici teologi non sostituiscono i preti/religiosi prendendo il loro posto, ma li affiancano, così come ogni laico “che non ha studiato teologia” e soprattutto non si mettono su improbabili piedestalli “di cartone”, vantando competenze e senso di superiorità. Spesso accade, e ciò fa sorridere alquanto, che dei semplici studenti dei primi anni dei Corsi teologici si ergano a professori vantando competenze solo per soddisfare qualche complesso di inferiorità. Conosco un decano di facoltà teologica che alle conferenze dice … “ più che un teologo sono una persona che cerca tra le cose di Dio” e ciò mostra davvero la stoffa del teologo, non la sua caricatura che spesso incontriamo nelle comunità, dove non sia spetta altro che di creare altre gerarchie così poco evangeliche. Chi studia teologia, o chi insegna teologia, è sempre illuminato dalla Donum veritatis, l’istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo (1990), non da altro. E qualcuno l'appellativo di "teologo" suggerisce pure di lasciarlo a quanti raggiungono licenza e dottorato, non prima ...



05/12/2012 17:51 Yolanda Beatriz De Riso
Condivido la conclusione di Cristian Albini sulla necessità di spazio ecclesiale proprio per i laici che hanno competenze e che svolgono ministeri non ordinati. Ma c’è qualche piccolo problema.
Nella “ Lumen gentium” è scritto che :” il giudizio sui doni e sulla loro genuinità e sul loro uso ordinato appartiene a coloro che detengono l’autorità nella chiesa . Ad essa spetta soprattutto di non estinguere lo Spirito ,ma di tutto esaminare e ritenere ciò che è buono.”
Anni dopo in un documento “ I ministeri laicali alla luce della normativa cattolica” si dice “ In conclusione emerge come la normativa codiciale e postconciliare non abbia inciso e non sia stata recepita nella sua pienezza.”
La “ Cristifideles laici” è del 1998, del 1999 è “ Ministeri liturgici laicali in diocesi” in Lombardia. Entrambi assolutamente non presi in considerazione ne fatti conoscere ed approfondire. Il perché sarebbe importante ed illuminerebbe sul perché intere generazioni sono state volutamente lasciate nell’ignoranza. In entrambi emergono con chiarezza ruolo e doveri di clero e laici .Non sono un teologo e non ho alcuna competenza riconosciuta o credenziali al mio attivo in ambito ecclesiale . Ma ho fatto un percorso di auto formazione permanente per 25 anni a partire dall’87 a livello biblico ,con decine di corsi, sui documenti conciliari e successivi, a livello catechistico e liturgico in diocesi , e spirituale con decine di libri alla scuola del Card. Martini. E questo mandando avanti casa e famiglia , sono sposata da 38 anni e ho due figli, e lavorando da 40 anni a tempo pieno come terapista occupazionale nella riabilitazione di bambini dai 3 ai 14 anni con handicap psichici e disturbi dell’apprendimento. Sono una molto pratica di suo , la sola teoria non basta. Si cresce e impara facendo insieme. Sono una che si è spesa sul campo nelle parrocchie con un impegno immenso in vari ambiti per 25 anni , dando per scontato i presupposti dei documenti. Invano. Mi sono sentita stritolata in una chiesa che da una parte mi formava e dall’altra, sul campo, negava ogni riconoscimento e presa in considerazione degli esiti di tale formazione, che richiedevano un impegno di tipo diverso, creativo ,anche a livello educativo , che rendesse visibile la continuità tra fede e vita, da laico , che pone domande e cerca risposte in libertà. Ho sperimentato sul campo quasi tutti i modi descritti da Don Cristiano Mauri , nella risposta alla lettera su Don Puglisi,, su come uccidere senza sparare nella chiesa. Gli attacchi sono stati sistematici e continuativi dal clero, in quanto donna e laica, e dai cristiani in quanto voce fuori dal coro che, facendo, metteva in luce incongruenze e contraddizioni. Questo è ciò che si mostra come cristiani ai vicini e ai lontani. E non è un bel vedere ne una buona notizia. A mio modo, in solitudine, ci ho provato. Ma mi sono alla fine fermata . Così non si passa. La chiesa attuale non vuole laici pensanti ma sudditi obbedienti. Forse ci si potrebbe provare se i laici si aggregassero in quanto tali, in modo organizzato,come “ LAICI DELLA CHIESA” , che non hanno dubbi sul fatto che ci debba essere posto per le infinite ricchezze di cui sono portatori, perché NOI SIAMO LA CHIESA , che ha un solo capo. Gesù ha detto: “ ovunque due o più sono riuniti nel mio nome IO sono in mezzo a loro”. I Ministeri ordinati e non sono solo funzioni utili e necessarie ma non sono la chiesa. Sono convinta che di esperienze come quelle espresse fin qui nei commenti ce ne siano tante, ma che siano relegate nell’ambito del privato da un sistema che valorizza solo un certo tipo di realtà manipolandola in funzione del mantenimento di un potere costituito . Ma Gesù non è venuto per il potere ma per servire . Ed è un servizio che dobbiamo alle nuove generazioni la messa in campo di esperienze , di spazi anche per i dubbi, di risorse, di aperture ed accoglienza di forme di partecipazione adatte a questo tempo , che sembra negare la speranza. Occorre anche uno scambio e supporto vicendevole nei vari ambiti di servizio ecclesiale ministeriale, di fatto eseguiti, ma non riconosciuti come tali sul campo , e la proposta di nuove iniziative in tanti campi . E’ molto importante allora anche la formazione di teologi laici che diano una mano anche in questo. Non posso quindi che incoraggiare il giovane studente nel proseguire nel suo cammino. Voi giovani siete il futuro della chiesa e del mondo. Non abbiate paura. La storia non si ferma . Un modo si può e deve trovare con le risorse di tutti. Il Signore non farà mancare il suo sostegno e la sua provvidenza a chi alza lo sguardo oltre le barriere e le paure. Ci ha fatti capaci di sognare l’infinito e di sperare per darci il coraggio di andare oltre .



04/12/2012 20:52 Fra
Bellissima la risposta di Gilberto!


04/12/2012 19:05 Lanfranco Gianesin
Sii te stesso, cammina con Dio e non avere paura. Pensa che io ho studiato teologia negli anni '7o, poi ho lavorato come bibliotecario di una biblioteca di base negli anni '80 e nel 1988 mi sono licenziato per andare ad insegnare religione in un liceo di Padova. Dato che avevo due figli piccoli, qualche conoscente mi ha dato del matto, prospettandomi un futuro molto incerto dal punto di vista lavorativo. Ci ho pensato su e ho scelto ciò che più mi appassionava: insegnare agli adolescenti, mettermi in gioco con ragazzi che vivono in un'età stupenda e terribile. Ieri un'alunna sedicenne mi ha detto fuori dai denti che il cristianesimo è la religione più stupida ed ipocrita che esista. Dubito che qualsiasi prof di altre materie abbia il privilegio di essere trattato con la stessa rude franchezza. Ho ascoltato, ho esposto le mie ragioni e altri hanno detto le loro. Il tema della lezione era: Qual è nucleo del cristianesimo, ciò che lo rende inconfondibile? La risposta, costruita insieme, era: l'amore per il nemico. Ho cercato di non limitarmi alla teoria, ma di testimoniarlo prima di tutto con il mio comportamento in classe, anche nell'emergenza emotiva scatenata dall'aggressione verbale della mia studentessa. Non nego di aver annunciato il vangelo, ma non sono un catechista e non sono pagato per questo, ma per offrire cultura. Trovo difficile negare il valore culturale della posta in gioco, visto il peso che ha il cristianesimo in ogni ambito della cultura in cui viviamo, anche quando essa si proclama postcristiana. Che nella scuola ci si debba confrontare sulla vita e non solo su cose morte mi sembra sacrosanto, anche per le altre discipline. Quanto a me, mi considero l'uomo del confine tra chi crede e chi non crede. E amo sconfinare pericolosamente, anche perché il limite mi attraversa. "Giudicare che chi non crede sia pigro o in malafede, è non sapere nulla del cuore dell'uomo" (Mariapia Veladiano, Il tempo è un dio breve). Qualsiasi cosa tu decida, sii te stesso, cammina con Dio e non avere paura.
Lanfranco Gianesin



03/12/2012 20:47 Una
Grazie della lettera, bellissima, e grazie Gilberto per questa tua risposta che davvero mi fa bene leggere. Io ho 33 anni, insegno religione dopo aver preso una laurea in Lettere, frequento Scienze religiose e amo il mio lavoro. In famiglia ho vissuto anni terribili affrontando con i miei familiari una malattia terribile e degenerativa di mia mamma, devastante, che ci ha lasciati a pezzi ma più certi dell'amore di Cristo anche nella malattia, oltre che del valore della vita. La mia fede ne è uscita ferita e rafforzata insieme, più umana e più concreta, e più complessa. Io non sono sposata, non sono suora, e in parrocchia mi sono sentita dire (per fortuna non da tutti i preti) che esistono solo due strade, non tre, per cui sarebbe il caso di scegliere. Preciso tre parentesi che il mio comportamento in ambito morale non è assolutamente libero o irresponsabile, e che non sono certo single perchè voglio "divertirmi". Per continuare a educare i ragazzi di catechismo (attività che ho svolto per 12 anni) non sono stata quindi ritenuta idonea dal nuovo sacerdote in quanto a suo parere io non avrei una vocazione certa. Questa affermazione mi ha mandato molto in crisi, anche perchè nel frattempo mia mamma è morta e io mi sono trovata a dover affrontare tutto insieme. Ho passato mesi di sconforto. Ora sto reagendo, e comincio a chiedermi: davvero per la Chiesa la mia posizione non va bene? Davvero la mia grande passione per le Lettere, la cultura, la Teologia e la voglia di raccontare tutto questo ai bambini e ai ragazzi non serve alla Chiesa? Davvero non serve la mia disponibilità a giocarmi fino in fondo per dare loro un'opportunità diversa, per insegnargli che vale sempre la pena di pensare un po' oltre le quattro sciocchezze consumistiche a cui li abitua la società? Anche la mia giovinezza e il mio entusiasmo sono da buttare? Beh,non è questa la Chiesa che amo e conosco e non questa la Chiesa che voglio contribuire a creare. E credo che Dio abbia anche per me uno sguardo di infinita tenerezza e anche di fiducia (a differenza di alcuni suoi pastori, che senza conoscermi mi hanno attaccato un'etichetta). Ad altre persone (magari più fragili di me, o in un momento di difficoltà) farebbe bene sentirsi dire certe cose? Quanti anni ci potrebbero mettere, poi, per riprendere fiducia nella Chiesa? I laici hanno anche questo grande e umile compito, a mio parere: farsi davvero compagni di strada, non mettendosi sul piedistallo come certi sacerdoti, ma semplicemente cercando la Verità insieme a chi incontrano. Questo è vero apostolato, a mio parere. Ed è il grande compito del laico in questo millennio stupendo e complesso, per cui vale davvero la pena spendersi. E se ad alcuni sacerdoti non sta bene, e se pensano che questa non sia una vocazione... pazienza!!! Spero che prima o poi capiscano che il mondo sta cambiando, e che la smettano di dire "spazio ai laici" solo a parole... Io mi metto in gioco! LA CHIESA è E DEVE ESSERE ECCOME ANCHE DEI LAICI!!! E...senza rancore!!!!! Coraggio, e un forte abbraccio, perchè la Chiesa ha bisogno di noi!!!


03/12/2012 08:37 Lucia
Consiglio la lettura di questa inervista al Vescovo Sigalini per quanto riguarda il ruolo dei laici oggi nella chiesa...
www.vicenza.chiesacattolica.it/
"Il posto dei laici non è la sacrestia"
Il Vescovo di Palestrina: «Viviamo il nostro essere cristiani dentro il mondo»

Per quanto riguarda lo specifico di chi ha fatto o sta facendo un lungo percorso di studi teologicici concordo in pieno con te....Dalla mia esperienza vedo che gli spazi (i pochi che ci sono sono già tutti occupati) ogni tanto qualcuno emerge, di solito si tratta (scusatemi il termine) di un clone di preti o suore) che si appiccica l'aggettivo sposato/ sposata che fa effetto sulle persone...Voglio dire che lo spazio per i laici nella chiesa penso sempre di più sia nel mondo...per questo ti consiglio finchè sei in tempo di dedicarti anche ad altro..la teologia da sola (pur essendo una granda ricchezza) non ti dà da vivere...(escluso l'insegnamento naturalmente...



02/12/2012 21:39 assuntas
Sono laica, sposata e madre, teologa.
Studio (ancora) nella Facoltà Teologica del Triveneto in cui, su un totale di 2500 iscritti circa, il numero di laici, che frequentano sia Scienze religiose che il corso di Baccalaureato, è di 2000.
Certo, i problemi non mancano, ma neppure le opportunità: il significato del percorso di studi, proprio per un laico e in quanto laico, è molto ricco.
Ti suggerisco la lettura di un articolo interessante, reperibile sia in qualsiasi biblioteca teologica che on-line:
G. Zambon, Realtà nuove. Ruolo della Facoltà Teologica del Triveneto e degli istituti di scienze religiose: Teologi laici non utilizzati?, in CredereOggi 31 (5/2011) n. 185, pp. 62-83.
E non mollare, il futuro dei laici nell'apostolato è aperto, ed è pieno di promesse



02/12/2012 18:42 Christian Albini
Anch'io mi riconosco molto nella lettera e nella risposta di Gilberto, per la mia storia personale.

In questo momento non ho tempo per scrivere una risposta dettagliata. Mi viene solo da dire: è una prospettiva che richiede pazienza e scommettere su qualcosa che non si vede ancora, sentendosi anche ai margini. Sono però convinto che si tratti di aprire la strada per qualcosa che - qui in Italia - deve ancora venire: uno spazio ecclesiale proprio (= dei ministeri) dei battezzati non ordinati che hanno delle competenze specifiche.

Mi riprometto di scriverci su "Vino Nuovo".



02/12/2012 13:18 gilberto borghi
Che bella lettera! E' stata la prima reazione che ho avuto. La seconda invece: ma come faccio a stare zitto di fronte ad una persona che vive il dramma che mi ha attraversato il cuore per 25 anni e inquietato la mente, spingendomi a ritrovarmi oltre i limiti che allora vedevo e che mi sembravano insuperabili.
Caro amico (avrei preferito chiamarti col tuo nome, ma non lo trovo), ho studiato teologia e non sono mai diventato prete e di questo oggi ringrazio Dio con tutto il cuore. Perchè la teologia è davvero un grande amore e una grande fonte per il senso della mia vita, ma sarei stato un pessimo prete e non ho mai avuto rimpianti. Ho 52 anni, e sono contento di quello che sono, ma per quasi 20 anni ho vissuto le stesse cose che tu ora senti. Insegno religione da 27 anni e ho iniziato perchè non c'era altra possibilità per uno che a 25 anni si trova una laurea in teologia in mano. Ma poi mi sono accorto che mi piace. E ancora oggi quando entro in classe ho voglia davvero di stare li e di avere a che fare con quel ragazzi splendidi e tremendi.
E' una vocazione a mia? Credo proprio di sì! Ma se qualcuno, 26 anni fa, mi avesse detto che avrei fatto l'insegnante per tutta la vita gli avrei sputato in faccia. Per anni ho pensato che avrei voluto fare altro. Ma stare in classe continuava a piacermi. E la mia testa e mio cuore non si mettevano d'accordo. E ho cominciato a sentire un po' di serenità solo quando ho cominciato a pensare che la vocazione si definisce vivendola, non esiste già bella e confezionata all'inizio, come un pacco postale che Dio ci recapita. Sono rarissime le persone che fanno un progetto definito della propria vita a 20 anni e lo perseguono. Soprattutto oggi. Smettiamola con questa storia del progetto di Dio su di noi. Dio vuole solo che noi siamo noi stessi. Le strade concrete per esserlo non sono mai preconfezionate da Lui. Ma si definiscono insieme, noi e Lui, mentre si vive. Navigazione a vista. Oggi la domanda seria da porre a uno di 20 anni non è: "Cosa vuole Dio da te?" ma, "Cosa vuoi tu?". Perchè quello che Lui vuole è tracciato dentro le proprie aspirazioni. E li va rintracciato.
Io ci ho messo anni ha liberarmi dall'idea che la mia vocazione poteva essere sensata solo se aveva il "permesso", anche implicito, degli altri, dei miei pastori o di chi per loro. Oggi non mi interessa più per nulla questo permesso. Me lo sono dato da solo. E certo questo è stato inizialmente faticoso e ancora oggi sono un po' un cane sciolto, sul piano ecclesiale. Ma lentamente vedo che proprio questo mi fa essere apprezzato. Non sono prete, ne frate, ne sposato. E proprio per questo si vede anche di più quello che sono: un semplice credente in Cristo, cioè me stesso. Il ruolo uccide l'anima se la persona non ci sta dentro intera. E allora molto meglio crearselo il ruolo, se nella contesto non si trova.
E credo che davvero bisognerebbe anche smetterla di pensare il laico dentro a questa distinzione tra "secolo" e "regno". Le cose del "secolo" sono quelle penultime ci dice la teologia e quelle del regno, le ultime. Bene! Celebrare l'eucarestia e proclamare la Parola sono cose ultime o penultime? Quando il regno sarà realizzato lo strumento vangelo non ci sarà più perchè Dio stesso in persona sarà realtà di tutti e non ci sarà più bisogno di parlare la Parola; non ci sarà più bisogno della messa perchè la vita stessa nel regno di Dio sarà eucarestia continua; non ci sarà più una gerarchia perchè Dio regnerà in tutti. Allora il prete è nell'ordine delle cose ultime? Già Mons. Bruno Forte, nel 1986, in anni non sospetti, aveva ravvisato la necessità, sul tema del laicato, di andare oltre quando definito dal Vaticano II, perchè non più corrispondete al dato delle comunità ecclesiali che vivono nella società postmoderna. Credo che le continue ingerenze, sovrapposizioni, sconfinamenti di campo tra laici e preti all’interno della chiesa, sono il frutto della incapacità della distinzione tra seculum e regno di dare chiarezza oggi sul fondamento del ruolo dei laici. Il ruolo dei laici non sta in piedi sul "confinamento" nel seculum", ma sul battesimo!
Ultima questio. Non possiamo aspettare ancora, come laici a prenderci noi il senso e lo spazio ecclesiale che ci spetta, senza sperare che sia la gerarchia a concedercelo.
Un abbraccio.



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