Dopo lo shock da San Vittore
di Giorgio Bernardelli | 26 novembre 2012
Lo dico con molta franchezza: a me non basta più il discorso sui tanti bravi e santi preti che il comportamento di alcuni va ad infangare

È successo ancora. Ho aspettato qualche giorno a scrivere, perché proprio non ce la facevo. Ma è successo ancora. Ricordate la Preghiera per l'amico prete caduto nel fango, che ho scritto qualche mese fa? Beh, ho dovuto riprenderla in mano a lungo in questi giorni. Perché anche don Alberto Barin, il cappellano di San Vittore finito lui stesso in carcere con le accuse più infamanti, è un mio amico. Non è semplicemente uno dei tanti preti che - con il lavoro che faccio - mi è capitato di incontrare. Lui è stato nella mia parrocchia per dodici anni, era il prete dell'oratorio negli anni del mio passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Lo avevo rivisto appena un mese fa, ascoltando da lui parole molto belle.

D'accordo, per me non deve essere un periodo particolarmente fortunato. E le generalizzazioni sono la peggiore delle ingiustizie. Però lo dico con molta franchezza: a me non basta più il discorso sui tanti bravi e santi preti che il comportamento di alcuni va ad infangare. Non mi basta perché - come provavo a spiegare già quattro mesi fa, in un'altra situazione (comunque diversa) - è proprio questa distinzione a non reggere: l'idea che i preti che scopriamo all'improvviso accusati di reati gravissimi - frutto di una vita parallela rispetto a quella che conosciamo - siano un incidente di percorso, mele marce che non siamo riusciti a scovare in tempo. Guardate che non è così. A chi semplifica le cose illudendosi che tutto dipenda dal fatto che «non ci sono più i preti di una volta», vorrei solo raccontare che don Alberto è uno che al gruppo dei giovani dell'oratorio proponeva l'ora di adorazione eucaristica alle 7 della mattina prima della giornata a scuola o al lavoro. Me lo rivedo lì in ginocchio a pregare sul serio, settimana dopo settimana, in una chiesa che come immaginerete non era proprio gremitissima.

E allora la domanda è sempre quella: come è possibile che un prete così, un uomo dalla spiritualità forte, cada in questa maniera? Sia chiaro: anche a don Alberto applico dalla prima all'ultima le parole che ho scritto per don Giacomo; è anche lui l'amico prete caduto nel fango. E come ha detto molto meglio di me in questi giorni don Gino Rigoldi, il tanto bene da lui compiuto anche nel carcere di San Vittore non svanisce.

Però non posso fermarmi qui: sento che proprio perché gli siamo amici dobbiamo essere i primi a fare i conti realmente con il male che - fermo restando il bisogno di accertare tutta la verità su quanto è sucesso - gli viene attribuito. Amicizia e amore per la verità devono stare insieme. È un po' come quando abbiamo due metalli da fondere in una nuova lega: all'inizio sembrerebbe un'impresa impossibile. Da una parte c'è l'amore e la pietà per l'amico di cui in momenti come questi condividi tutta l'umiliazione pubblica; però non puoi pensare che siccome l'ha commesso un amico il male sia meno grave o ammetta scusanti. In questa situazione la fatica (e la sofferenza più grande) sta proprio nel cercare di far stare insieme i due volti. Perché solo se riconosci fino in fondo che il male è male (e non una semplice debolezza) puoi pensare e pregare che lui possa andare oltre. E - allo stesso tempo - solo se ti ricordi chi è il tuo amico coinvolto in questa storia, starai in guardia davvero rispetto al fatto che, come ha insidiato lui, quel male non arrivi a insidiare anche te.

Nessuno tocchi Caino. Ma senza dimenticare che Abele è morto. L'ha scritto qualcuno nei commenti di Vino Nuovo anticipando la riflessione su questa storia. E io sono d'accordo. A patto di non guardarla come una contrapposizione. Ma il difficile sta proprio qui. E allora torno all'immagine dei metalli: l'amalgama diventa possibile solo quando la temperatura si alza parecchio. Quando non ci accontentiamo delle risposte facili, ma mettiamo tutto questo dolore davanti al Padre, l'unico che è capace davvero di essere giudice giusto e insieme misericordioso. Quando facciamo tesoro di queste sofferenze per imparare da Lui come si fa a tenere insieme amore incondizionato verso tutti e rispetto per la verità, nelle grandi come nelle piccole cose.

La riflessione potrebbe finire qui. Però c'è un ultimo pensiero che in questo momento non mi sento di tacere: smettiamola di pensare che con il dolore e lo scandalo che queste storie lasciano dietro di sé si possa evitare di fare i conti anche come Chiesa. Che queste possano essere solo vicende personali. Mi fa una gran paura quando - onorata la doverosa cronaca e indossato per un po' l'abito penitenziale - su questo tipo di storie cala il silenzio nelle nostre comunità. Mi dico: che cosa possiamo fare perché non vada a finire così? Certo, il male è all'opera. Ma se il nostro compito è lottare contro il male, non possiamo accettare situazioni del genere come una fatalità.

A questo punto balbetto proprio, perché il tema è più grande di me. Ma questo problema delle vite parallele di troppi preti, di un'umanità che non trova un equilibrio nel ministero sacerdotale, è un macigno rispetto alla nostra testimonianza. Aiutiamoli a diventare e a restare uomini prima ancora che preti. E, vi prego, di tutto questo cominciamo a parlare davvero.

 

09/12/2012 22:16 admin
@Giampaolo Caro amico si sbaglia: come tutti i giornali anche Avvenire ha dato notizia di questa vicenda. E dedicandogli ben più di un semplice trafiletto.


08/12/2012 17:04 Giampaolo

Personalmente raccolgo tutte le riflessione fatte, tranne quelle di Claudio.
Mi resta però una grossa inquetudine. Io ricevo il quotidiano Avvenire e nel giorno successivo il fatto e nemmeno quello dopo ancora, ho trovato la notizia: nemmeno nelle pagine locali milanesi. Gli altri quotidiani hanno dato naturalmente grande rilievo. Spero tanto di essermi sbagliato e di non aver trovato il "trafiletto": se così non fosse, sono preoccupato per l'imbarazzo della nostra stampa cattolica che, probabilmente, non vuole fare i conti con la realtà. La chiesa e la comunità cristiana devono avere il coraggio di affrontare a viso aperto anche queste questioni.




02/12/2012 20:06 giovanni
Un prete che commette queste cose è un omossessuale (qui non mi pare che nessuno abbia accennato a questo fatto) e allora mi chiedo: come è stata seguita in seminario la sua "particolarità"? Nessuno se ne è accorto? Ma dove vivono gli educatori dei nostri seminari?
Non sono in grado di indicare soluzioni, ma parlare genericamente di "male", "peccato" ecc. mi sembra mettere la testa nella sabbia o per lo meno non voler chiamare le cose con il proprio nome. Un prete così (come quello di Genova... ricordate... ce l'aveva scritto in faccia cos'era, ma nessuno è stato in grado di dirgli: "Mi scusi Don, ma fare lo strafigo, palestrato, abbronzato, rasato, pizzettato ... non le pare un po' troppo? Pensa di essere un attore di film porno?" Forse se qualcuno avesse avuto il coraggio (la carità) di dire chiaramente che il "re era nudo" le cose sarebbero andate diversamente.. e invece... nulla! Forse perchè dire che uno è omosessuale ci esppone al rischio di essere tacciati di omofobia? E chissenefrega! Il discorso è ampio e difficile, lo so. Chiama in causa la vigilanza dei pastori (la carenza di clero spesso fa accettare personaggi davvero molto molto starni), la carità fraterna, la vicinanaza del popolo di Dio ai propri preti ecc. ma questo discorso va in qualche modo affrontato con serietà e senza lasciarsi ricattare, ad esempio, dalle proteste isteriche delle organizzazioni gay quando qualcuno osa dire "fuori i gay dai seminari"... neppure questa è la soluzione probabilmente, ma non possiamo far finta che il problema non esista salvo accorgerci (fingere di accorgerci) di esso quando succedono scandali.



30/11/2012 22:25 servo inutile

Grazie Giorgio per aver condiviso la tua sofferenza.
Che dire, mi piacerebbe pensare che storiacce di questo tipo, purtroppo, succedevano anche nel '900 ma mancava la cassa di risonanza di Internet e quindi venivano "insabbiate"...
ma non so se ciò possa essere una "consolazione" o,magari, una ulteriore lacerazione di dolore....
chiudo con una battuta,dopo "la solitudine dei numeri primi" sapremo leggere nel cuore della solitudine dei nostri pastori?




29/11/2012 09:54 lucilla
Il discorso vero è che anche i preti e le suore hanno perso dentro di loro il "senso del peccato", come la maggioranza di noi cattolici oggi. Quindi questi fatti che ogni tanto sporcano le pagine dei giornali, non sono fulmini a ciel sereno, ma le conseguenze di questa mentalità molto orizzontale della nostra fede e del vivere concretamente la ns appartenenza a Cristo.Curiamo sul serio il ns rapporto quotidiano con la Parola, quella che ti scuoia, ti mette e a nudo...e tante deviazione nel mare magnum del Male le eviteremmo....La ns consacrazione è un tesoro in vasi d'argilla....custodiamola!


27/11/2012 17:03 cateblue familiari
unisco alle vostre riflessioni il mio dolore per l'arresto di una religiosa, accusata di bruttissimi reati che avrebbero condotto una giovane donna al suicidio. è giusto essere cauti nel giudizio ma questa notizia mi ha molto ferito. anche se sono argomenti delicati non possiamo non interrogarci su cosa sta succedendo nei nostri ambienti e cosa possiamo fare per combattere il male


27/11/2012 13:04 Ireneo
Concordo pienamnte con Federico, senza che ciò sia in contrasto con quanto scrivevo prima (che, al momento, mi sembrava più pertinente ed importante).

A coloro che sostengono che la crisi di vocazioni sia segno dei tempi e come tale vada accettata, vorrei dire questo: esiste una crisi di spiritualità evidentissima nel clero, che non è più in grado / non ha più il tempo di pregare; ed intendo sia il clero secolare, i preti, che quello regolare, monaci e frati. Vivo a fianco di un monastero carmelitano, e la situazione appare davvero drammatica, i frati non si riuniscono neppure più per la preghiera comune e, quei pochi che ancora ci credono, scappano altrove disperati o abbandonano l'abito.

Come è facile intuire, un clero in queste condizioni, che non ha appigli spirituali e vede il proprio ministero come un lavoro, è tremendamente esposto a cadere nei modi che vediamo. E, com'è altrettanto facile intuire, un clero in queste condizioni non è minimamente in grado di "suscitare vocazioni", che giocoforza passano anche per l'esempio e l'attrattiva di una prospettiva di vita totalizzante.

Quei pochi giovani seminaristi che conosco sono consapevoli di questo, e la loro scelta è stata dettata dall'amore per Dio e per la Chiesa e dalla volontà di dare il loro contributo a modificare questo stato di cose: trovo che abbiano dei tratti francamente eroici…

Se questi sono 'segni dei tempi', io davvero non posso credere che Dio ce li stia dando perché le cose proseguano in questo modo, e non per cercare di porvi rimedio. E mi unisco alle preghiere riportate da Ivano.



27/11/2012 12:48 Gabriella
Quello che sconcerta è l'addescamento durante il lavoro...tralasciamo per un attimo l'auraola del prete e consideriamo l'aspetto solo umano. Se si fosse trattato di un Assistente Sociale,la sua categoria come si sarebbe comportata?
Comportamento oltre che riprovevole ingenuuo o volutamente ingenuo....sicuramente prima o poi sarebbe stato scoperto visto l'ambiente e le dinamiche messe in atto...forse il don di turno è riuscito a "chiedere aiuto " solo in questo modo....adesso (se è vero ciò che ha combinato) tutti lo sappiamo....la chiesa lo sa...
Forse è il caso di non continuare a piangerci addosso o accusarci a vicenda ....ma di darci da fare....



27/11/2012 10:50 Federico Benedetti
Questa triste vicenda mi suggerisce due riflessioni.
La prima è che dobbiamo vigilare sempre sulle nostre debolezze ed essere consapevoli che esiste il maligno ed esistono le sue tentazioni, le sue astuzie, le sue seduzioni. Molti cattolici, compresi molti sacerdoti (e forse, chissà, anche don Barin) non ci credono, anzi deridono chi ne parla, sminuiscono la minaccia del male (è capitato anche su VinoNuovo). Il risultato è che si parla di altro, di dedicano le proprie energie ad altro e si rimane senza armi, senza strumenti di difesa, quando una tentazione si presenta più forte delle altre, quando l'astuzia del tentatore diventa più sottile, quando la stanchezza e forse la solitudine rendono irresistibile una seduzione. Allora forse è opportuno che la Chiesa ricominci a parlare di questi argomenti, senza temere accuse e derisioni, e aiuti sacerdoti e laici ad avere qualche strumento, qualche riferimento certo. E' chiaro che questo discorso è strettamente legato al nostro soggettivismo e alla difficoltà ad accettare gli insegnamenti della Chiesa, in particolare le norme morali e quei "NO" che suscitano un'istitntiva reazione di rifiuto. Se si relativizza sempre tutto, se si riconosce come buono solo ciò che piace o torna comodo, si perde il senso del peccato, si nega il valore del sacramento della confessione (questa cosa non la confesso perchè PER ME non è peccato), si vive nell'impenitenza.
La seconda riflessione è rivolta al nostro modo di intendere il cattolicesimo, spesso declinato come assistenzialismo sociale, come vocazione a "fare del bene" al prossimo relegando Dio e la salvezza della nostra anima in secondo piano. Ci concentriamo solo sulle cose da fare e finiamo per allontanarci dal Signore: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta» (Lc 10,38-42). Non so se questo è il caso di Don Barin, ma sicuramente è il caso di tanti cattolici (e tanti sacerdoti) che vivono l'urgenza del "fare" e poi magari trascurano la vita spirituale e la preghiera personale. Anche questa è una tentazione dei nostri giorni.



27/11/2012 10:08 Massimo Menzaghi
"Parliamo pure di un problema che è certamente dei preti cattolici, ma che è anche mio e nostro"

posso convenire come su gran parte del ragionamento, ma ci sono anche ruoli e responsabilità: qui non si tratta di essere giustizialisti o lapidatori ipocriti! Spesso viene fatta distinzione tra peccato e peccatore e il peccatore ha tutta l'umana comprensione (non per ciò che ha commesso ma per il fatto che rappresenta ciascuno di noi), ma non possiamo tirare avanti a prescindere: l'uomo va salvato, ma il ruolo che svolge va preservato, non scherziamo! O rischiamo quanto è già successo di sacerdoti spostati a destra e a manca senza affrontare il problema...
Anche su queste pagine abbiamo visto tratteggiare la figura del sacerdote con modalità che non mi appartengono: non riesco ad immaginare una casta di puri e perfetti, ma ci saranno delle "incompatibilità", o no? Io vengo periodicamente accusato di relativismo, ma chiediamoci davvero dove sta la forma e dove la sostanza!

PS le considerazioni di Claudio sono disarmanti: se qualcuno pensa di difendere la Chiesa in questo modoi, poveri noi...



27/11/2012 09:16 Lorenzo Cuffini
Paliamone, certo.Senza nascondere nulla e senza omettere nulla.Il problema c'è e va guardato in faccia.
Dirò una cosa assai scontata, però.Perfavore, facciamolo da gente di Cristo.Che vuol dire: senza sentirsi minimamente superiori, e tantomeno giudici, né di questo prete, né dei detenuti sui quali ha - avrebbe-commesso i suoi abusi.
Barin è mio fratello, non un caso di cronaca nera.E lo sono quei detenuti, che io ignoravo, e che adesso ho la tentazione di guardare come "casi umani".Per essere piu' chiaro:non c'è nulla di diverso tr loro e me.Io potrei essere benissimo uno di loro: prete inquisito o detenuto molestato.
Io Barin lo "difendo" eccome. Come " difendo" le sue vittime eventuali.
Non nel senso, ovvio e scontato, ” giustizialista” del termine, del fino a prova contraria.
Nel senso opposto: anche se fossero vere e verissime( come pare,ahimé) le accuse che gli gravano addosso. Dovrei sentirmi superiore a Barin perché non ho insidiato sessualmente dei detenuti?! Ma non ci penso nemmeno. Non l’ho fatto, d'accordo. Ognuno ha le sue "specialità" e le sue inclinazioni anche nel male. Io le mie brave porcate, non necessariamente di questo tipo e non necessariamente sessuali, le ho fatte, le faccio e le farò. Aggiungo anche: come tutti quanti, dall’ergastolano al santo. Questo non è banalizzare il male , o esserci rassegnati, o fare di mal comun mezzo gaudio: è dire le cose come sono.
O prendiamo il Vangelo come un florilegio di pie frasi da incidere sui cartigli sotto le pale d’altare, o lo prendiamo per quello che è.La Verità. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.Il peccato di Barin( ragionando come se fosse assodato) ci dice soltanto quello che almeno noi cristiani dovremmo sapere a memoria. Non è la fede, non è l’abito, non è la tanta e ottima attività di questo prete ( che ha fatto molte ottime cose che restano, e che resterà presumibilmente prete), che ci esenta dalla bestiaggine che è in noi, mescolata alla santità.Quella bestiaggine è in lui, è nei detenuti che sono in carcere con lui, è in me e in chi mi legge. Nessuno se ne senta escluso.
Barin ha bisogno di conversione? Certo: come me e tutti , fino alla tomba. La conversione non è mai finita. Questo discorso vale per tutti quanti. Barin potrei essere assolutamente io.Uno qualunque di quei carcerati potrei essere io. Col cavolo che mi sento superiore e ” a posto” confrontandomi a lui….
Queste sono le premesse di franchezza su cui appoggiare ogni dicorso e ogni valutazione.Parliamo pure di un problema che è certamente dei preti cattolici, ma che è anche mio e nostro.Come per ogni peccato con cui ci confrontiamo. Non caso non sono pochi i padri che manifestano lo stesso atteggiamento in casa loro,con i loro figli...



27/11/2012 06:44 Elvio De Santis
Da qualche parte e' stato scritto 'chi crede di stare in piedi guardi di non cadere .... '. Forse ci sentiamo troppo sicuri di noi e pensiamo che siamo immuni dal male, dalle tentazioni, sempre in agguato.
Se poi siamo soli e' finita, da soli poco possiamo. C'e' bisogno di umiltà e di una grande fraternità. Forse.



26/11/2012 23:59 claudio
Ma non avete mai sentito parlare del PECCATO? Dal peccato nessuno è immune.
E poi descriviamo queste prete come un mostro, ma la malizia di quei carcerati dove la lasciamo? Gente che magari ha rubato, ucciso, stuprato, spacciato droga, sfruttato la prostituzione... Oh poverelli questi carcerati abusati!!
Questo non significa che, a causa dei loro crimini, gli si possa fare del male; intendo dire che erano certamente consenzienti e consapevoli. E si sa che nelle carceri (ma non solo lì), dove non si ha nulla, il corpo è merce di scambio.
Questo prete ha peccato contro la castità, ma non è un mostro.



26/11/2012 23:27 Massimo Menzaghi
"...di tutto questo cominciamo a parlare davvero."

posso solo immaginare lo sconcerto di chi a queste notizie sconvolgenti di per sè associa anche un rapporto di amicizia...
... però io vorrei proprio prendere spunto dall'ultima frase perchè è una forte sottolineatura della corresponsabilità che abbiamo come Chiesa tutti quanti: per favore, se umanamente è comprensibile, io non trovo affatto che adesso la prima cosa da dire sia di attendere gli accertamenti processuali! Ma ci rendiamo conto di cosa c'è in gioco?
Io sono spesso critico anche su queste pagine con posizioni assunte dalla gerarchia, ma per pudore quasi mai ho fatto riferimento a vicende come questa e ad altre affini: forse, prima di accusare i laicisti che non perdono occasione per attaccare la chiesa, dovremmo veramente cominciare a parlare schiettamente di queste vicende, ammettere quanto siano devastanti agli occhi del mondo... e gridare al mondo quanto lo sono anche per noi! Altrimenti, dispiace dirlo perchè ci sono di mezzo delle persone, ma siamo alla fiera dell'ipocrisia! Abbiamo presente quali sono i temi in agenda nel rapporto della Chiesa col mondo???
Certo l'annuncio non può fermarsi di fronte alle incapacità umane, ma non può nemmeno fingere che non esistano...

PS ho avuto a che fare con degli "ultimi" che mi raccontavano cose devastanti nei loro contatti con uomini di chiesa e ho sempre pensato che non fossero testimonianze attendibili, ma mi sto ricredendo costretto dagli eventi... e ho paura a pensare cosa possa esserci ancora di sommerso...

PPS è evidente che il tema è assolutamente complesso oltre che delicato e ciò che ho condiviso sono semplici pensieri: occorre davvero parlarne seriamente...



26/11/2012 21:45 maria
sono io forse quella che aveva detto che se pure Dio perdona Caino , lo stesso Abele è morto e questo è un FATTO.
E anche in questo caso vedo che tutta la compassione, la pietà, l'affetto, va verso il povero prete che , colpevole o no , è stato accusato di aver abusato dei detenuti. Beh, io invece vorrei mettermi nei panni di quei detenuti.. Proviamo a pensarci un po'! sei in carcere, sei già in una situazione tremenda, esiste una figura come dire confortante,amabile, veneranda , che è il Cappellano, di lui ti puoi fidare, almeno lui, che ha sempre sulla bocca Gesù Cristo, sarà una persona di cui ti puoi fidare.., come di tuo padre o tua madre.. e invece proprio da lui ti viene questa cosa tremenda, questo ricatto.. ti aiuto sì, ti posso aiutare ma in cambio voglio questo..
Provate a mettervi nei piedi dei detenuti, a sentire la loro angoscia. a tutto ciò che hanno dovuto soffrire si aggiunge QUESTO. E questo male, comunque si voglia giudicare la persona del prete, le sue debolezze, la sua solitudine, comunque questo male esiste , e si aggiunge alla stragrande quantità di male che si riversa ogni giorno sul mondo. In questo caso il prete ha contribuito , a modo suo, all'Inferno , su questa terra, invece che al Paradiso.
certo Dio è misericordioso e il peccatore si può pentire, e può essere perdonato, ma aver contribuito all'Inferno, aver contribuito alla sofferenza, al male, non è una cosa orribile???? il perdono non può lavare del tutto la colpa: purificami e sarò bianco come la neve . dice un salmo. Ma le gocce si sangue sulla neve non si tolgono. Sono una realtà non un sogno! oh quante volte abbiamo pensato dopo aver fatto il male, potessi tornare indietro! ma indietro non si torna . La vita è una sola ,il male è una realtà, concreta , è una oscura e sanguinosa realtà che sta in mezzo a noi!!! forse se ne ce ne rendessimo veramente conto, daremmo ,come i Santi, la vita per combatterlo, e non contribuiremmo anche noi all'Inferno!



26/11/2012 20:30 Marco Crippa
I preti sono prima uomini, come le suore sono prima donne.


26/11/2012 18:29 Giorgio Bernardelli

Ringrazio sinceramente Sonia per il suo richiamo. Ha assolutamente ragione. Quando parlavo del bisogno di accertare tutta la verità su quanto è successo intendevo questo. Mi dispiace di non essere stato abbastanza chiaro.




26/11/2012 17:41 Alessia
E se fosse perdita della fede? Perdita del senso ultimo della missione di un sacerdote su questa terra, che implica sacrificio di se stessi, pascere le pecorelle proteggendole, conducendole verso il bene, verso Cristo? Senza voler giudicare, come si pone nei riguardi di Dio quando celebra l'Eucarestia, Lo prega, Lo adora, un sacerdote che abusa di persone fragili e indifese come bambini, adolescenti o giovani detenuti stranieri, facendo leva sulla fragilità e sul bisogno? Può l'umana solitudine portare a tali rovinose cadute?
Perché dopo la prima caduta non cercano aiuto, che non deve necessariamente arrivare da una persona amica, per liberarsi dal demone che li divora?
Da soli non possono uscirne.



26/11/2012 17:26 sonia
SI dà per scontato che sia colpevole... ma si è innocenti fino a prova contraria.


26/11/2012 16:29 Lucia
Fose parla del cosiddetto innamoramento spirituale...ne ho sotto gli occhi un esempio....non è il massimo soprattutto quando è sfruttato per "il proprio successo personale, per farsi un nome"...smascheriamoci e non nascondiamoci sotto l'etichetta del laioco/ca impegnato che è molto vicino ai preti, a quel prete...o al suo potere/influenza!?....poi succedono i guai..


26/11/2012 15:42 greta
Forse sarà sbagliato quello che dico, forse banale, ma io credo che se i sacerdoti potessero contare su amori più concreti, più "terreni", forse troverebbero una maggiore serenità. Non voglio riferirmi tanto al prete sposato o no (perchè sappiamo che forme di devianza vi sono anche tra persone sposate) bensì al trovare chi stia accanto ai sacerdoti con tanto amore, con tanto affetto, sorelle o fratelli "adottivi" in grado di accompagnarli nelle loro fatiche, di essere per loro "l'altro o l'altra" accanto a cui camminare accanto a cui trovare un sostegno reciproco. A cui confidare anche i propri turbamenti, le proprie debolezze....perchè forse se in momenti di buio questi sacerdoti avessero trovato accanto qualcuno con cui davvero confidarsi si sarebbero fermati prima. Io credo che quel camminare due a due che ritroviamo nei Vangeli non fosse casuale, Gesù non ha mai inviato soli i suoi, mentre troppo spesso il sacerdote è solo. Può avere intorno altri, sacerdoti e laici, ma l'essere "non solo" del cuore è altra cosa, richiede una vicinanza diversa....fatta di un amore che va oltre... che sa vedere l'altro nel profondo, un profondo che si riesce a mostrare solo a chi davvero sappiamo ci vuole veramente bene.


26/11/2012 15:39 Ireneo
Sono davvero belle le preghiere di Medjugorie, che possiamo fare nostre - e che dovremmo pregare davvero - al di là dei nostri approcci alle rivelazioni private.
Perché davvero i preti sono coloro che Gesù ha scelto, davvero non possiamo andare avanti senza pastori (nonstante gli inviti a prendere atto dei 'segni dei tempi'…), davvero non dobbiamo giudicare.

Giorgio Bernardelli scrive: "Aiutiamoli a diventare e a restare uomini prima ancora che preti.". Non so se dobbiamo considerarli uomini prima che preti, certamente sono sia uomini che preti ed è bene ricordarlo. E, in quanto uomini, come avevo già detto ai tempi della vicenda di don Ruggeri, la prima cosa che possiamo fare è essere loro amici, avere con loro un rapporto vero, al di là del loro ministero, come lo abbiamo con chiunque.

Forse questo 100 anni fa non era necessario, magari neppure possibile o auspicabile, per mille ragioni; oggi però credo sia indispensabile, prima di qualsiasi riforma, orientamento, monitoraggio, o quant'altro. O, almeno, è la cosa più concreta, utile e bella che possiamo fare noi.

Infine posso solo intuire lo sgomento di Giorgio Bernardelli, che si è trovato due amici convolti in faccende tanto gravi in così poco tempo. E la sua necessità di mantenere un equilibrio rispetto alle persone coinvolte. Mi viene però da dire: alla condanna del male ci pensa già il mondo intero, ci pensano le istituzioni, i giornali e la gente lontana; se a noi capita che un simile scandalo tocchi qualcuno a noi vicino, lasciamo che a prevalere siano davvero l'amicizia e l'amore fraterno, perché chi ci è vicino - più di chiunque altro - è davvero il nostro prossimo.



26/11/2012 15:29 Titti
Stiamo loro vicini come amici, anche preti. Ma amici!!!....


26/11/2012 15:08 Ivano
Mi permetto di ricordare quando chiede la Madonna a Medjugorje tramite Mirjana:

Novembre 2012:
“Pregate per i pastori, perché niente di tutto questo sarebbe possibile senza di loro.”

Ottobre 2012:
“Vi invito nuovamente e vi prego di pregare per coloro che mio Figlio ha chiamato.”

Settembre 2012:
“Pregate per i sacerdoti.Pregate perché l’unione tra mio Figlio e loro sia più forte possibile, affinché siano una cosa sola.”

Agosto 2012:
“Pregate per coloro che mio Figlio ha scelto perche vi guidino sulla via verso la salvezza. Che le vostre labbra siano chiuse ad ogni giudizio.”

Luglio 2012:
“Pregate come me per i vostri pastori. Di nuovo vi ammonisco: non giudicateli, perché mio Figlio li ha scelti.”

Giugno 2012:
“Prego ogni giorno per i pastori e mi aspetto lo stesso da voi. Perché, figli miei, senza la loro guida ed il rafforzamento che vi viene per mezzo della benedizione
non potete andare avanti.”

Maggio 2012:
“Figli miei, non potete andare avanti senza pastori. Che ogni giorno siano nelle vostre preghiere.”

Aprile 2012:
“Non dimenticate i vostri pastori. Pregate che nei pensieri siano sempre con mio Figlio, che li ha chiamati affinché lo testimonino.”

Marzo 2012:
“Pregate per i vostri pastori perché in mio Figlio possano sempre annunciare gioiosamente la Parola di Dio.”

Febbraio 2012:
“Di nuovo vi prego: pregate per coloro che mio Figlio ha scelto, cioè i vostri pastori.”

Gennaio 2012:
“Vi prego: pregate per coloro che mio Figlio ha scelto. Non dovete giudicare, perché tutti saranno giudicati.”



26/11/2012 15:01 Sara S.
Giorgio, queste parole servivano!!!Grazie!!E spero tanto che la nostra comunità decida di parlarne insieme e confrontarci!


26/11/2012 14:40 Paola Maschio
Bellissimo quanto scrivi, toccante e vero, grazie di cuore per questa grande carica e amore,ma direi anche equilibrata e sincera. un saluto e grazie. Paola


26/11/2012 14:02 giampix
non è spiritualizzando o ricorrendo alla testimonianza di tutti che si risolve. se mio figlio è malato non mi limito a pregare e ad amarlo di più, lo porto da un medico. bisogna fare diagnosi, capire, creare dei meccanismi che impediscano agli uomini di chiesa di avere potere sulle persone, monitorare le persone, seguirle e non lasciarle allo sbando, cambiare spesso incarichi, trovare ogni forma che impedisca l'isolamento e la chiusura...e altro ancora. davvero possiamo immaginare che le cose uscite all'estero da noi non siano successe?


26/11/2012 11:42 Davide Maggiore
Grazie Giorgio, semplicemente.


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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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