Parlare «DI», parlare «A», parlare «CON»...
di Claudia Caloi | 11 ottobre 2012

Cari amici di Vino Nuovo,

da tempo seguo i vostri articoli, trovandoli spesso interessanti. Non è mia abitudine scrivere ai giornali né so scrivere particolarmente bene, dato che non è il mio lavoro.

Il prossimo inizio dell'anno della Fede però mi ha fatto fare alcune riflessioni che non trovo riportate da altri e ve le invio, nella speranza che possano essere utili a qualcuno. Premetto che ho avuto una formazione cattolica e mi sono poi allontanata dalla chiesa per molti anni, riavvicinandomi poi vari anni fa. E penso che sia per questo che in certi discorsi mi sento un po' "oggetto" del discorso quando sento parlare di nuova evangelizzazione.

Nel prossimo anno verranno prodotti fiumi di carta sulla nuova evangelizzazione o sulla rievangelizzazione. Alcune le leggerò, molte altre no o almeno non interamente: basta leggere le prime righe di un documento per capire se c'è il "fuoco" che dovrebbe esserci o se è una semplice minestra dilavata e scipita. E, purtroppo, di questo ultimo tipo di documenti ne vengono prodotti tanti ...

Stanno raccogliendo le forze e mettendo a punto le armi come se fosse per una battaglia; riflettendo su quali armi, quali messaggi e slogan, quali strategie usare per "ricatturare" chi si è allontanato dalla chiesa. E, a monte, sembra che a nessuno passi per la testa chiedersi il perché si sono allontanati. Ad ascoltare in ambiente ecclesiale la colpa è sempre di fattori esterni: le varie seduzioni della vita moderna, sesso, piacere, divertimento, guadagni, ecc... Se guardano soltanto il mondo della politica e dello spettacolo, forse è anche questo; ma se guardano le persone più comuni, i miei genitori, molti miei amici e i loro parenti, possono scoprire che sono un esercito, e per loro non è in crisi Dio e neppure i valori cristiani, è in crisi la chiesa.

Il brutto è che non sono in grado di accorgersene. Perché stanno parlando "DI" queste persone. Cosa tra l'altro un po' offensiva: da piccola mi hanno insegnato che è maleducato parlare "di" qualcuno in sua presenza. E ne stanno parlando senza preoccuparsi prima di conoscerle meglio. Hanno già deciso che la colpa dell'emorragia di fedeli è: della società - della tecnologia - del consumismo - del ... del ... del ... - ovviamente, sempre degli altri. Che una delle
principali ragioni sia la mancanza di credibilità e coerenza da parte di persone di chiesa che, se grandi finiscono nelle pagine di tutti i giornali e, se piccole, sono cronaca locale spicciola, non sembra venire in mente a nessuno.

Forse potrebbe essere un po' meglio, anche se di poco, se decidessero di parlare "A" queste persone. Anche se sarebbe comunque una comunicazione monodirezionale. La chiesa è abituata a parlare "A": sale sulla cattedra e cerca di instaurare un rapporto insegnante-allievo. Parla sempre così ai suoi fedeli. Ma funziona soltanto se l'allievo riconosce all'insegnante quel ruolo. Altrimenti il pretendente-insegnante resta da solo a concionare una folla che non l'ascolta.Resta un'opzione che pare non venga presa in considerazione se non da rarissime persone dentro la chiesa: il parlare "con". Entrambi allo stesso tavolo, in un rapporto di parità e non di subordinazione. Includerebbe la capacità da parte della chiesa di ascoltare critiche, sia giuste che sbagliate. Di non buttarsi immediatamente nell'apologetica e sulle barricate difensive. Di non cercare di imporre principi irrinunciabili a chi quei principi magari non li condivide. Di ascoltare e dialogare senza giudizi e senza pregiudizi sulle idee e sui valori della persona con cui si sta parlando. La ventata di ecumenismo ha portato a riconoscere questo diritto agli appartenenti alle fedi diverse da quella cattolica. Per quelli che invece si sono allontanati dalla chiesa questo, evidentemente, non vale: li presumono privi di valori e terreno da riconquistare.

Parlare "con" qualcuno è un'attività difficile e pericolosa: non si sa mai di cosa si finisce a parlare. Ed è un'attività uno-uno molto più impegnativa che il preparare piani di azione, messaggi o slogan. Io sono stata molto fortunata nel trovare qualcuno che ha parlato "con" me. In un incontro uno a uno, cuore a cuore, a tanti potrebbe venire chiesto: "perché _tu_ hai fatto, detto, agito così in quella situazione?"; non una sterile affermazione di principi e dogmi calati dall'alto e che magari restano disattesi nella vita reale, ma una concreta chiamata personale a mostrare con i fatti quei principi. Assai pericoloso!

Ma finché restano riunioni e studi per parlare "DI" chi si è allontanato dalla chiesa, finché, anche quando si cerca di parlare "A" queste persone, si sfoggia una pretesa superiorità sulla base del noi/buoni e voi/immorali e privi di valori davanti all'esperienza di tutti i giorni che spesso ci fa incontrare persone eccezionali ma lontane dalla chiesa e persone da evitare come la peste per il loro comportamento che però stanno tutto il tempo sotto al campanile ...
finché vagheranno tra l'autoreferenziale del primo caso e il tentativo di assalto armato del secondo, senza voler veramente comprendere le ragioni dell'allontanamento temo che resterà tutto solo nelle intenzioni. E l'unico modo di comprendere quelle ragioni è parlare CON quelle persone. Ognuna è diversa, ognuna ha le sue ragioni.

Certo, se sei un politico o un giornalista famoso e sei fortunato magari trovi un cardinale che ha deciso di voler provare a parlare con te. Ma, per tanti altri, il destino deve essere quello di diventare "oggetto" di studi, relazioni, conferenze e strategie?

Claudia Caloi

16/10/2012 00:28 Fabio Bernardini
Dici Lorenzo?
eppure ti assicuro che in mesi di frequentazione di questo blog ho visto angoli smussarsi, posizioni decisamente lontane avvicinarsi.
Certo, tante opinioni restano diverse, dipendendo dal vissuto individuale e dalla sensiblità di ciascuno, ma almeno per quanto mi riguarda ho imparato tantissimo soprattutto grazie a chi la pensava in maniera diversa da me, se non altro perchè mi ha spinto a rendere ragione delle mie posizioni e quindi, quando ero nel giusto, le ha rese più solide.
Se dall'altra parte si percepisce la ricerca di un dialogo, vuol dire che crediamo insieme nell'essenza del messaggio del Risorto e quindi un incontro è possibile.

Durante le dispute su questo o quel tema, Cristo lievemente ci cinge la spalla con il suo braccio, spingendoci a comprenderci.

A volte non raggiungiamo il punto di giunzione, ma si è pronti a riprovarci la prossima volta, questo è perlomeno lo Spirito con cui io, cerco senza riuscirci spesso, di commentare i vari articoli.



15/10/2012 18:32 Lorenzo
Ma certo, caro Fabio, che il confronto aiuta a crescere.
E ben venga il confronto autentico, quindi anche appassionato, vigoroso, puntuto. Ma che sia sempre un confronto, cioe' un mezzo per arrivare a qualcosa. Non il fine a sè stante. La mia impressione è che noi molte volte ci si esaurisca in una perenne e perpetua diatriba che va oltre ed esiste prima e continuerà dopo, quale che sia l'argomento del confronto. Tanto che, a solo leggere i nomi di chi interviene nei dibattiti, prima ancora di leggerli o di ascoltarli, si sa già dove andranno a parare: dove andremo a parare.
Niente di male: ma un po' sterile.
Quanto al vivere, quel che conta è la passione e l'autenticità delle scelte, non tanto la perfezione dei risultati: se no saremmo panati.La gente lontana, guardando noi, non è che debba dire: che bravo! Figurarsi. Ma deve poter dire: che roba! Vive in un modo marginalmente ma completamente diverso da tutti gli altri...E questo non certo per volere o dovere fare gli originali a tutti i costi, ma perché originale e rivoluzionario E' IL VANGELO.
Il forte è che noi non dobbiamo inventarci niente, ma proprio niente di nostro.
Che bellezza, che sollievo e che infinita libertà.



15/10/2012 18:01 Fabio Bernardini
Che la testimonianza più incisiva sia una vita luminosa specchiata sul Vangelo non c'è nessun dubbio, aldilà della capacità di confutazione e delle doti di dialettica o oratoria.

Da parte mia cerco di fare del mio meglio a questo proposito, ma te lo ribadisco anche in questo post: il confronto aiuta a crescere.



15/10/2012 15:17 Lorenzo
Diro' una cosa come al solito vicinissima alla banalità.
Ma se la cifra della Nuova Evangelizzazione non fosse nel parlare "di", né nel parlare " a " , e neppure nel parlare " con ", ma fosse semplicemente nel parlare meno, il meno possibile, e nel fare?!
In fondo Gesù , per sua ammissione, " quando è stato innalzato, ha attirato tutti a sè". Il che significa che ci è voluta la sua croce, e non le sette parole che ha pronunciato sul calvario, per salvare e liberare il mondo.Noi, al contrario, scioriniamo sette milioni, se non forse sette miliardi di parole l'uno, ma della nostra croce, non vogliamo nemmeno sentirne parlare. E pensare che per evangelizzare a parole, bisogna essere degli assoluti fuoriclasse dello Spirito- e pure quelli poi, in croci di vario tipo ci finiscono eccome- mentre per evangelizzare dalla croce basterebbe la fede dirompente del buon ladrone: quella sì,che sarebbe ampiamente alla portata di tutti :)
Testimoniare ha un prezzo alto: la nostra vita.
Suona enfatico e bigotto?
Mi spiace, ma è così. E' sempre stato cos' , da Cristo in avanti: non è che arriviamo noi e possiamo risolvere tutto a colpi di conferenze, dibattiti, manifestazioni di piazza,incontri, articoli sui giornali, celebrazioni e pontifici consigli per. Tutti questi sono mezzi, la testimonianza, personale e incardinata nella comunità,è la sostanza.Il prezzo, è sempre quello.Non per voler fare gli eroi, ma per dare credibilità. Se non ci si mette sopra la vita, che cosa testimoniamo? La gente non è fessa: non lo è mai stata, figuriamoci oggi. Sa sgamare immediatamente l'aria fritta, per quanto spiritualissima e incensata possa essere, da una vita spesa. Certo: per fortuna non è detto che dobbiamo lasciarci letteralmente fare fuori ( per quanto, avviene frequentissimamente anche oggi, chissà che non debba toccare anche a noi?) ma essere disposti ad essere consumati per gli altri e per Cristo , sì.
Se no, temo che le preposizioni abbiano una importanza assai relativa: dopo 2000 anni in cui tutto, e il contrario di tutto, è stato detto sull'argomento Cristo, crederemo mica di risolvere il problema con la sola comunicazione?!
Mancano testimoni. Cioè manchiamo noi.( " Testimoni" , che , nella fretta, è sinonimo di " martiri". Per essere chiari fino in fondo).
Se no, di che parliamo?



13/10/2012 17:40 Fabio Bernardini

Grazie Claudia,
Ora ti sento molto vicina, e ho apprezzato tantissimo il tuo sforzo per chiarire e la sincerità evidente . Anche io ho vissuto sitazioni simili, credo capiti più spesso a chi come me e te ha riscoperto Gesù ripercorrendo un il cammino in età matura.
A volte ci ho messo del mio nel far irrigidire l'interlocutore, altre volte ho riscontrato una chiara indisponibilità al confronto.
Quello che mi riempie il cuore di speranza è la constatazione, almeno per come la vedo io, che sempre più uomini di Chiesa a tutti i livelli mostrino una profonda consapevolezza su questi temi.




13/10/2012 12:45 Claudia Caloi
Caro Fabio, l'esempio che poni tu, ma anche alcuni degli interventi d'apertura del sinodo sono davvero dei bei esempi.
Ho già scritto in un precedente commento di come gli interventi d'apertura mi hanno positivamente sorpresa e dicome spero vivamente che riescano poi a tradursi in azioni conrete. (la mia lettera era precedente all'apertura del sinodo)
Forse, di quelle persone ottuse cui facevi riferimento, ne ho semplicemente incontrate troppe e non sono ancora abbastanza brava a non lasciarmi deprimere da loro. Lo so che dovrei ignorarli e guardare solo ad esempi positivi e costruttivi ...

Caro Ireneo, probabilmente non sono riuscita a far capire cosa volevo dire con il 'presunti tali'.
Non era riferito ai "Dogmi" della chiesa.
E' riferito al fatto che certi sacerdoti pretendono per loro stessi un'infallibilità ancor più ampia di quella papale. Più ampia di argomento dato che non riguarderebbe solo questioni di fede ma la pretendono su tutti i possibili argomenti. E più ampia anche perché pretendono, oltre all'infallibilità, l'indiscutibilità. E si attorniano di persone che riconoscono loro questo potere (salvo poi far fuggire tutti gli altri).
Intedevo questo per discussioni sui "dogmi presunti tali".



13/10/2012 07:32 lycopodium
Claudia, scusa, tu dice: "Basta fare una domanda (una domanda! mica un'affermazione!) su un qualsiasi dogma (o presunto tale) per vedersi sbattere la porta in faccia".
Mi pare che ti contraddici.
Se fai una domanda su un dogma, come fai poi a dirlo presunto tale?
Se dici "presunto tale", hai già un certo "giudizio previo" che orienta le tue domande, quindi nelle tue domande c'è già un'affermazione.
Prova a chiederti se non sia anche il "chiedere male", quello che favorisce (anche se non giustifica) le porte sbattute in faccia.



13/10/2012 00:55 Fabio Bernardini
Beh Claudia, che nella Chiesa ci sia gente ottusa e poco consapevole, diciamo pure poco responsabile, anche in posizioni dove non ci si dovrebbe aspettare di trovarla è un fatto. La tua però era una dichiarazione di desolazione generalizzata che io mi sono sentito di respingere, per provata esperienza personale.

Ti ho fatto diversi esempi concreti anche recenti, per intavolare un discorso sul merito evitando discorsi fumosi, di Pastori che a mio parere sono ben coscienti della difficoltà che la Chiesa ha a raggiungere l'orecchio dell'uomo contemporaneo. Te ne faccio un'altro ancora più specifico: Scola da Lerner ha affermato più o meno con queste parole (vado a memoria): "come rendere palese soprattutto agli adulti tra i 30 e i 50 anni che Dio al contrario di quanto credono c'entra eccome con i loro affanni quotidiani?". Non ha certo affermato saccentemente di avere la ricetta pronta, nei suoi interventi io ho scorso molta passione, molta umiltà, molta disposizione e nessun timore al confronto.

Tu, Gilberto e Anna che cosa mi dite a questo proposito?



12/10/2012 23:07 Claudia Caloi
Caro Fabio, io una risposta stamattina l'avevo scritta e pareva che il sistema l'avesse presa... almeno non aveva segnalato errori di sorta.
Cerco di ripetere più o meno cosa avevo scritto...

Non sto lamentando che io non ho persone di chiesa con cui parlare assieme. Ormai finalmente ne ho trovate. Ma ho trovato anche veramente tante chiusure. Basta fare una domanda (una domanda! mica un'affermazione!) su un qualsiasi dogma (o presunto tale) per vedersi sbattere la porta in faccia.

Che dentro la chiesa ci siano tante persone che non vogliono sapere perché tanti adulti dichiarano "in Dio ci credo, nella chiesa no" lo si sa: loro sanno già il perché, il percome, il blah blah ... hanno già tutte le risposte. Altrimenti come fanno a sentirsi buoni, bravi e migliori degli altri ?

Comunque, se tu pensi che io stia cercando di parlare da sola chiudo qui.



12/10/2012 22:40 Fabio Bernarini
Cara Anna,
forse non hai letto bene. Dove vedi la paura della liberta' nei miei commenti o in quelli di Federico o Ireneo? Ti sembra che qualcuno abbia parlato di dogmi?
Francamente dal tuo commento e anche dalla risposta di Claudia (che e' mancata) più' che un parlare "con" o una ricerca di dialogo ci vedo un parlare a voi stesse.
E poi chi lo ha detto che parlare con e' pericoloso?
Quanta alla presunta autorita' della chiesa che limita la liberta poi... In questo paese tutti fanno, dicono e scrivono quello che meglio credono mi sembra, soprattuto sui temi di fede.
Mi piacerebbe molto leggere una vostra replica.
Un saluto a voi.



12/10/2012 19:52 anna bisio
Mi piace la libertà, la serenità e la pacatezza con cui Claudia racconta la sua esperienza e chiede un parlare con. L'annuncio del messaggio di Gesù in tutta la sua forza liberante non è facile e non sempre è immune dalla tentazione dell'autorità, forse dimenticando che Gesù ha sempre proposto e mai imposto. I commenti rivelano che molti cristiani temono la libertà e preferiscono affidarsi alla "sicurezza dei dogmi". Sì, è pericoloso parlare con, ma può essere una strada giusta per rendere ragione della propria fede. E può succedere che si capisca davvero "perchè si sono allontanati".


11/10/2012 23:38 Fabio Bernardini
Claudia, ti faccio una domanda: hai letto i tre libri intervista all'allora Cardinale Ratzinger (poi nell'ultimo già Benedetto XVI) "Il Sale della Terra", "Dio e il mondo" e "Luce del mondo"? Si può non condividerne le opinioni ma non che Ratzinger non abbia argomentato le sue ragioni, il giornalista Peter Seewald soprattutto nel primo libro insiste nelle domande quasi in modo imbarazzante, dall'altra parte arriva sempre una risposta cortese, decisa e ragionata.
Da tante di quelle risposte io ho tratto grande giovamento e la certezza di essere in buone mani.

Non ho letto il libro di Ravasi di cui parli, ci sta che sia brutto, non tutte le ciambelle escono col buco, lo seguo però spesso nelle sue rubriche e lo trovo un uomo estremamente aperto e disposto al confronto, io francamente metterei la firma per avere più Pastori come lui.

Quanto al dialogo diretto, ce l'ho con il parrocco, con i miei amici che condividono o meno la fede (con loro di solito scaturiscono le conversazioni più interessanti) e con gli altri amici di Vino Nuovo, sono molto soddisfatto della qualità del confronto, non considero una sconfitta il fatto che l'altro continui a pensarla diversamente. Posso capire che per te la situazione possa essere diversa, ho però tenuto a sottolineare che per tanti altri la sensazione di non essere ascoltati non sussiste.



11/10/2012 19:30 Claudia Caloi
Per me, la differenza tra il parlare A qualcuno e il parlare CON qualcuno è data dalla capacità di ascolto e di dialogo. E' la differenza tra il monodirezionale ed il bidirezionale. Tra il monologo ed il dialogo. Mi sembra ovvio che se ascolto o leggo un intervento di padre Cantalamessa lo trovo interessante ed utile. Ma ha parlato A me e non CON me. Qui la comunicazione è unidirezionale. Non posso dirgli: "scusa, specifica meglio" oppure "questo a me sembra diverso". In questo sito ciascuno di noi invece sta parlando CON gli altri. Non sto dicendo che p.Cantalamessa deve mettersi a rispondere di persona a una possibile inondazione di messaggi, ma che la capacità di ascoltare e dialogare dovrebbe essere più valorizzata. La risposta "E' così e basta" viene data troppo spesso. Perfino il cardinale Ravasi, in un suo libro, dove promette risposte chiare e argomentate su un bel tot. di domande sulla fede si riduce ad un piatto elencare risposte diverse e possibili di altre culture ed enunciare quella ufficiale cattolica senza nessuna argomentazione. Un "e così e basta, vietato discutere" lungo tutto il libro. Sinceramente, uno dei peggio libri di argomento religioso che ho letto in questi anni. Se ho un dubbio o una domanda vorrei poterlo esprimere e ricevere una risposta. E se la risposta non è chiara vorrei poter chiedere un approfondimento.


11/10/2012 18:18 admin
È evidente che ci sono dei problemi con virgolette e apostrofi. E ringraziamo lycopodium che ha così a cuore le nostre finanze. Cerchiamo di risolverli appena possibile


11/10/2012 16:58 lycopodium
OT
Spero non abbiate ancora pagato che vi ha rifatto il blog. L'impaginazione è peggiorata e in più vengono fuori fastidiosissime backslash ad ogni pie' sospinto.
Quasi peggio degli articoli...



11/10/2012 16:13 Federico Benedetti
Mi sembra di scorgere un errore di fondo. La Chiesa non è un'associazione di cittadini che devono sottoscrivere o condividere idee e finalità. La Chiesa propone una Verità, quella rivelata dal Signore, a ciascuno di noi. E ciascuno di noi è libero di accogliere o meno questa Verità. Pretendere che sia la Chiesa a cambiare per raccogliere maggiore consenso significa non aver capito quale vincolo sia la volontà del Signore.


11/10/2012 16:09 Ireneo
Neppure io mi ritrovo nell'esperienza e nell'atteggiamento di Claudia eppure, come lei, sono uscito e rientrato. Rientrato perché mi sono accorto che la Chiesa mi interrogava, ed ero io che non riuscivo ad ascoltare e non rispondevo.
Siccome però siamo tutti diversi - specie in questa nostra epoca postmoderna - la cosa non mi sorprende affatto, ed anzi l'esperienza di Claudia mi conferma che la Chiesa sia davvero quella Madre capace di esercitare i più differenti carismi proprio per venire incontro a tutti i suoi figli: a me come a Claudia, due casi difficili, dalle esigenze forse opposte, entrambi con un bell'epilogo.
Ciò detto, mi piacerebbe un po' capire nel concreto cosa significhi "parlare con", rispetto al "parlare a": finché parliamo del nostro confessore o padre spirituale, mi è ragionevolmente chiaro; ma se parliamo del Magistero o dei nostri vescovi, qualcuno sa farmi un esempio pratico di cosa vuol dire?
(P.S. Admin, per ora questa nuova interfaccia commenti fa rimpiangere assai la vecchia :))



11/10/2012 15:10 Fabio Bernardini
Volevo aggiungere solo questo:

gli ultimi interventi di due Cardinli (Ruini da Fazio e Scola da Lerner) mi sono sembrati invece estremamente freschi, del tutto privi di quella paura al confronto di cui si parla e molto rispettosi verso chi la pensa chiaramente in modo diverso.

P.S. ad Admin: del nuovo sistema di inserzione dei commenti mi piace il fatto che i più recenti siano in cima e la velocità di caricamento. C'è invece a mio parare da rivedere la formattazione (non prende gli accapo...)



11/10/2012 14:52 Fabio Bernardini
Non condivido quasi niente della lettera di Claudia, non è la mia esperienza di persona che come lei se ne era andata e poi ritornata.
Quando leggo quello che hanno da dire il Papa, cardinali del tipo di Ravasi, Ruini (il suo ultimo libro è molto schietto e diretto) o padri come Raniero Cantalamessa, io sento che stanno parlando "con" me. Non pretendo certo che mi rivolgano la parola direttamente, potrebbe capitare ma non lo sento affatto necessario.

E' chiaro che nella Chiesa ci sono cose da sistemare, questa volontà di celebrare l'anno della fede in coincidenza dell'anniversario del concilio è di sicuro anche diretta a trovare cosa nella Chiesa non funziona in termini di nuova evangelizzazione, ma dire che la Chiesa si siede in cattedra e guarda tutto dall'alto verso il basso, beh... ho notato che questo capita soprattutto a chi ha una propria idea di come dovrebbe essere la Chiesa e pretende che questa la avalli.



11/10/2012 14:39 Claudia Caloi
Riavvicinandomi ho dovuto fare un po' tabula rasa di come mi era stata insegnata la religione da bambina dato che in pratica era preconcilio e assimilabile al terrorismo. Il riavvicinarmi, dopo aver compreso quante storture c'erano in quello che mi era stato originariamente insegnato, mi ha fatto iniziare a studiare da zero la fede a partire dai fondamenti. E forse questo mi fa avere uno sguardo più critico e a volte trasversale su molti argomenti.
La lettera era nata sull'onda di conferenze, temi, articoli ed altro che avevo letto e sentito ultimamente.
Sono molto contenta che, diversamente da quanto m'aspettavo, dai primi inteventi del sinodo sembra che l'aria stia cambiando; almeno nei pernsieri e nelle intenzioni.



11/10/2012 14:21 Massimo Menzaghi
prima che si alzino le solite barricate e i bellissimi discorsi per cui uno si mette fuori praticamente da solo (dimostrati con sillogismi tanto veri quanto paurosamente freddi), prima che si mettano tutti i puntini sulle i (legittimo, per carità), vorrei invitarci ad un passo ancora previo del parlare di/a/con: sappiamo ascoltare queste voci? (come singoli, come Chiesa...) Ci interessano? E con queste tutte le situazioni "border line"?

PS per admin: in Chrome non si visualizza il codice di sicurezza



11/10/2012 11:52 gilberto borghi
Azzeccatissimo!!! "Parlare con" è pericoloso, ed è per questo che molti non lo fanno... Ma Gesu' cristo lo faceva co tutti...
Una domanda a Claudia: quanto pensi sia stato importante esserti allontanata dalla Chiesa per ritrovare una fede che sa "parlare con"?



Commenta *





Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it