Con lo sguardo di Francesco
di Fabio Colagrande | 08 ottobre 2012
Perché «Il Cortile dei gentili» di Assisi e il Sinodo sulla nuova evangelizzazione sono due eventi (e due atteggiamenti) da tenere insieme

"Abbiamo bisogno dello spirito d'Assisi!". L'appello, venato dalla consueta compostezza istituzionale, ma vibrante di convinzione, non è di un religioso ma del presidente della repubblica italiana, Giorgio Napolitano. Risuona nella piazza inferiore di S. Francesco, colma di gente e illuminata dal sole di un pomeriggio d'inizio ottobre, che fa brillare la verde campagna umbra che gli fa da cornice. La stessa che ottocento anni fa si rifletteva negli occhi del poverello di Assisi.

Il Capo dello Stato italiano, autorevole politico cresciuto nel Partito Comunista italiano, è sul palco con il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, per inaugurare una nuova tappa italiana del 'Cortile dei Gentili'. Una realtà vaticana sorta da più di un anno per rispondere a un appello diretto di Benedetto XVI: aggiungere al dialogo interreligioso il dialogo con chi considera la religione una cosa estranea e Dio 'uno sconosciuto'. Napolitano, ormai alla fine del suo settennato, coglie l'occasione per un ennesimo accorato invito al risveglio morale del Paese, afflitto da una crisi che non è solo economica ma anche etica. Invoca lo spirito di collaborazione, fra credenti e non credenti, che caratterizzò i giorni decisivi in cui nacque la Costituzione italiana.

Si ritrova in sintonia con un uomo di Chiesa, come Ravasi, non solo per la profondità e l'apertura della sua passione culturale, ma anche nel riconoscere un'antropologia di base che unisce gli uomini puri di mente e di cuore, come li chiamava Francesco. E' quella piattaforma su cui, sulla base della ragione, anche secondo Papa Ratzinger, credenti di diverse religioni e uomini di culture diverse, possono ritrovarsi nella promozione dei diritti umani, della giustizia e della pace. E quando Napolitano sferza l'assemblea, ricordando i mali dell'illegalità e del malcostume, l'applauso convinto non parte dalle prime file, un po' ingessate dai doveri di rappresentanza, ma dai tanti spettatori che affollano il resto della platea. Una partecipazione spontanea che fa intuire subito l'aria nuova di questa edizione del 'Cortile dei Gentili', meno accademica, forse meno culturalmente elitaria delle precedenti, e più attenta al coinvolgimento popolare.

Dunque, per due intense giornate, dal 'cortile' della piazza inferiore, alla Basilica superiore affrescata da Giotto, dalle sale del Sacro Convento, ad altri luoghi simbolici della città, quaranta relatori, di diversa formazione e professione, credenti e non credenti, si confrontano in nove 'tende' su temi spirituali, culturali, ma anche sociali ed economici. Sullo sfondo c'è sempre 'Dio, questo sconosciuto', evocato dal contesto francescano e dalle citazioni bibliche di Ravasi. Ma cosa rappresentano queste due giornate per la Chiesa cattolica? Sono solo un bello spot per i francescani e il dicastero della cultura? Un'ennesima kermesse mondano-culturale per i soliti vip che lascia il tempo che trova?

La tentazione del disfattismo è dietro l'angolo anche ad Assisi. Eppure, basta volgere lo sguardo a Roma, dove all'indomani si è aperto il Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione voluto dal Papa, e poi l'Anno della Fede, per rileggere questo avvenimento in una luce ecclesiale vivida e concreta. Se, a cinquant'anni dall'apertura del Concilio, il Sinodo mira soprattutto a reintrodurre al credo molti di coloro che si sono allontanati dalla fede, a ridare ai cattolici il coraggio e l'entusiasmo missionario, il 'Cortile di Francesco', come quelli che lo hanno preceduto, mantiene viva un'altra anima essenziale della comunità cristiana.

La vocazione al dialogo sottolineata da Paolo VI nell'Ecclesiam suam, che fece dire a Giovanni Paolo II che gli uomini, come figli di Dio, si ritrovano in una fraternità umana che va oltre le differenze religiose. Come ricordava Benedetto XVI nel dicembre 2009, gli atei, gli agnostici, sono spaventati dalla parola Nuova Evangelizzazione. Temono di perdere la loro libertà di pensiero, in un confronto, potremmo dire, in cui sono considerati oggetto di missione. Il 'Cortile', quindi, ricrea quella parità di dialogo che consente davvero al credente di testimoniare Cristo, di compiere quel 'primo annuncio' che resta imprescindibile anche in una fase in cui la Chiesa è preoccupata dall'indebolimento della fede di chi già crede. Un compito che ad Assisi ha trovato un alleato inevitabile nello sguardo di un Santo che dialogò con il Sultano e con il lupo, conformandosi a Cristo. Lo sguardo di Francesco.

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Fabio Colagrande

Fabio Colagrande, nato a Roma a metà dei favolosi anni Sessanta, lavora da vent'anni alla Radio Vaticana come giornalista e conduttore di programmi in diretta. Collabora con L'Osservatore Romano e altre testate cattoliche. Per alcuni anni, ai microfoni di Radio Due, si è occupato di cultura e intrattenimento.

Autore, regista e attore di teatro, per diletto, nel 1995 ha fondato una compagnia tuttora sulla breccia. Felicemente sposato, ha due figli, che spera mettano su un gruppo rock e lo facciano cantare, ogni tanto. Cura un blog personale intitolato L'anticamera del cervello.

 

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