PRESO IN RETE
Concilio: uno sguardo, non un mito
di Guido Mocellin | 07 ottobre 2012
Nel dibattito sui 50 anni del Vaticano II «Il Regno» riflette su che cosa sia davvero «Una Chiesa contemporanea»

E venne la settimana di Paolo Gabriele. Anche senza i titoli sulla sentenza, che ricadranno nel monitoraggio della prossima settimana, il processo al maggiordomo di sua santità (accusato della fuga di documenti riservati dall'appartamento papale che abbiamo battezzato vatileaks) ha preso ben 60 dei 163 «titoli con Dio» di questi giorni.

La vicenda non mi ha mai appassionato e continua a non appassionarmi anche ora. Possono invece dormire sonni tranquilli gli sceneggiatori di fiction: tra vent'anni, quando prepareranno la miniserie tv Benedetto XVI, un papa solo, basterà loro sfogliare i giornali del 2012 e si troveranno già scritto l'immancabile capitolo «complotti e intrighi».

Tra gli altri 36 argomenti della settimana torna a salire (13 titoli) quello che va genericamente sotto la voce «cattolici e politica»: volenti o nolenti gli attuali partiti, le elezioni si avvicinano e lo schema antico ma resistente che attribuisce ai cattolici - se in grado di organizzarsi - e alla Chiesa - se decidesse di organizzarli - un ruolo di primo piano nell'agone politico torna a condizionare il dibattito pubblico.

Per la terza settimana consecutiva, ma in fase di interesse calante, registro un insieme relativamente significativo di titoli, 12, per l'argomento «islam e occidente», trainato soprattutto dalle violenze contro i cristiani in Africa e Asia. E siccome trovo utile fare esercizio di glocalizzazione, segnalo due notizie agli estremi: una massimamanente global, l'altra decisamente local.

La prima riguarda il colosso multinazionale dell'arredamento IKEA, caratterizzato da uno stile comunicativo fortemente secolarizzato, che tuttavia, nell'edizione rivolta all'Arabia Saudita, ha dovuto rinunciare alle immagini femminili presenti nel proprio catalogo.

La seconda riguarda don Piero Corsi, parroco a San Terenzo di Lerici, che ha appeso nella bacheca, fuori dalla chiesa, alcune vignette fortemente polemiche nei confronti dell'islam e del profeta Maometto, suscitando abbastanza reazioni «a sinistra» (del paese, più che della parrocchia) da finire sui giornali.

Sono un cliente affezionato dell'IKEA e ho molti personalissimi motivi per tenere la tranquilla San Terenzo tra i luoghi a me in assoluto più cari. Mi si consenta perciò una tirata d'orecchi: all'IKEA, per non aver trovato un modo più coerente di «inculturare» il suo catalogo nel cuore dell'islam arabo; al parroco e a chi ha attratto sulla sua iniziativa l'attenzione dei media per non aver avuto abbastanza senso della misura.

Solo sette, invece, e comprensivi del viaggio di Benedetto XVI a Loreto, il 4 ottobre, i titoli in vista del 50° anniversario dell'apertura del concilio Vaticano II, l'11 ottobre prossimo, malgrado il papa abbia scelto quella data per l'avvio ufficiale dell'Anno della fede, che certamente sta al suo pontificato come il Grande giubileo del 2000 sta al pontificato di Giovanni Paolo II.

È vero che, dal punto di vista giornalistico, manca ancora l'«evento» (un discorso o un documento o un gesto del papa, immagino) a partire dal quale raccontare un tale anniversario. È anche vero che, in prossimità della ricorrenza, anche per impulso di Benedetto XVI, il corpo ecclesiale e le sue espressioni pubbliche stanno dando vita a una certa mobilitazione, che forse i quotidiani non sono più in grado di intercettare.

A differenza del web: dove anche Vino Nuovo sta facendo la sua parte, da ultimo coi bei commenti alla recensione di Maria Teresa Pontara Pederiva al volume Ritrovare il concilio di don Giuseppe Ruggieri; tra essi mi ha colpito moltissimo quello in cui «Ireneo» racconta il suo cammino nella Chiesa.

Per questo rilancio, segnalando l'introduzione con cui Il Regno - la testata che contribuisce per una parte assai significativa al sostentamento mio e della mia famiglia - apre il dossier del n. 16, dedicato appunto a «Il concilio Vaticano II 50 anni dopo» e intitolato «Una Chiesa contemporanea».

«Segnato da una nuova sensibilità biblica, patristica, liturgica ed ecumenica - vi si legge -, il Vaticano II esprime e ci consegna un profondo mutamento di mentalità, di linguaggio, di stile ecclesiale. In questo l'evento storico si fa lezione, insegnamento nel mutare delle condizioni storiche.

Ma collocare il Vaticano II nella sua dimensione storica comporta anche prendere atto che le scelte di fondo compiute dai padri sinodali e affidate ai documenti promulgati - alle quattro costituzioni innanzitutto - hanno agito nella vita ecclesiale, in questi cinquant'anni, in maniera tale che ben poco della Chiesa di oggi sarebbe così com'è se non ci fosse stato il Concilio».

Ciò detto, «un concilio, anche il Vaticano II, non deve essere mitizzato. E il 50° è certamente l'occasione propizia per riflettere sui limiti dell'avvenimento e sui cambiamenti profondissimi intervenuti da allora a oggi. Un concilio è una concentrazione della coscienza ecclesiale in un determinato momento storico; esso apre un dialogo con la storia umana destinato a influenzare la vita della Chiesa a lungo. Potremmo dire che viviamo ancora di Trento, del Vaticano I. Vivremo ancora a lungo anche del Vaticano II».

E riprendendo il saggio di P. Walter e la testimonianza di F.-X. Kaufmann che il dossier contiene, prosegue: «La velocità e l'ampiezza del cambiamento che stiamo attraversando sono tali da rendere necessario guardare al Concilio e alla sua "impressionante autoriforma della coscienza della Chiesa nell'orizzonte della modernità" (Kaufmann) non tanto per trovarvi le risposte alle domande di oggi, che il Concilio non può aver conosciuto, quanto per apprendere come vivere la contemporaneità critica della fede cristiana».

«Così - conclude l'articolo -, partendo dalla certezza che "Dio per la ricchezza del suo amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con loro per invitarli e ammetterli alla comunione con sé" e che l'"economia della rivelazione avviene con eventi e parole tra loro intimamente connessi" (Dei verbum, n. 2), si può trarre compiutamente la conclusione di Gaudium et spes che la storia umana non è per la Chiesa un luogo ostile, ma alla luce dell'incarnazione è il luogo nel quale risuona un mistero che trascende ogni tempo.

E dal momento che quel mistero si è davvero comunicato realmente e definitivamente all'uomo in Cristo, il cristiano scruta costantemente nella storia i segni dei tempi».

 

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Guido Mocellin

Guido Mocellin (Bologna 1957), giornalista, sposato, due figli, si occupa di informazione religiosa e dei rapporti tra le religioni e la società. È direttore della rivista  I Martedì ed è stato per più di vent'anni caporedattore del periodico di attualità e documenti Il Regno, con il quale continua a collaborare. Dal 2015 è tornato a occuparsi dei volumi delle Edizioni Dehoniane Bologna (EDB), mentre tiene sul quotidiano Avvenire la rubrica trisettimanale WikiChies. Insegna Giornalismo religioso al Master "Giornalismo, a stampa radiotelevisivo e multimediale" dell'Università Cattolica di Milano e altrove, quando glielo chiedono; partecipa (come può) alla vita della comunità ecclesiale, in particolare all'interno dell'Unione cattolica stampa italiana (UCSI). Nel 2010 ha pubblicato, ovviamente presso le EDB, la raccolta di storie di fede Un cristiano piccolo piccolo

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