Hildegard, teologa del creato
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 07 ottobre 2012
Per volontà di Benedetto XVI oggi diventa la quarta donna a essere proclamata dottore della Chiesa, dopo Caterina da Siena, Teresa d'Avila e Thérèse de Lisieux

"La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del genio femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e a tutte le nazioni; ringrazia per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del popolo di Dio": è un'affermazione dalla Mulieris dignitatem (n.31) citata spesso. In questi giorni anche di più, visto il Convegno delle Teologhe italiane a Roma per riflettere sul Concilio e la proclamazione di Hildegard von Bingen dottore della Chiesa, la quarta dopo Caterina da Siena, Teresa d'Avila e Thérèse de Lisieux. Per la cronaca quattro religiose, mentre è del 1970 la prima donna elevata a "dottoressa di Dio" da Paolo VI, cinque anni dopo la conclusione del Vaticano II.

Straordinaria la procedura per Hildegard, come del resto è stata anche la sua vita. Venerata come santa fin dalla morte (17 settembre 11 79), ma mai dichiarata tale dalla Chiesa (anche se nel 1940 si era avuta un'estensione della festa a tutte le diocesi della Germania), e quindi Benedetto XVI, da buon tedesco che guarda all'essenziale, ha proceduto ad una canonizzazione lampo, una sorta di "santa subito", senza livelli intermedi e ora pure dottore.

Ma per lei aveva avuto parole significative nel corso di ben due udienze del mercoledì (1 e 8 settembre 2010, confluite nel volume del papa-teologo Donne nel Medioevo. Il genio femminile nella storia del popolo di Dio, Marietti 2011): "grande donna profetessa che parla con grande attualità anche oggi a noi, con la sua coraggiosa capacità di discernere i segni dei tempi, con il suo amore per il creato, la sua medicina, la sua poesia, la sua musica ...". E "già da questi brevi cenni vediamo come anche la teologia possa ricevere un contributo peculiare dalle donne, perché esse sono capaci di parlare di Dio e dei misteri della fede con la loro peculiare intelligenza e sensibilità".

Grande figura quella di Hildegard, nota da secoli in tutta la mitteleuropa. Monaca e mistica benedettina, è vissuta "al di là del suo tempo" scrivono i vescovi tedeschi che le dedicano ampio spazio sul loro sito web definendola "una delle donne più famose del Medioevo". Nata nel 1098 a Bermersheim nei pressi di Worms, minore di 10 figli, fin da piccola comincia d avere visioni, dal 1112 entra nel monastero benedettino di Disibodenberg Hunsrück dove diventa badessa. Le visioni non l'abbandonarono mai, tanto da farle scrivere a Bernard de Clairvaux per confrontarsi sulla loro natura. Nel 1148 fonda un convento suo a Rupertsberg che l'imperatore Federico Barbarossa prende sotto la sua protezione. Ed è a lui, nobili, principi, ma anche abati, vescovi e preti che Hildegard indirizza le sue lettere, le sue catechesi, i suoi strali.

Nel 2006 Benedetto XVI stupisce più d'uno: "Come si potrebbe immaginare il governo della Chiesa senza questo contributo delle donne, che talvolta diventa molto visibile, come quando Heilige Hildegard critica i Vescovi?". Hildegard infatti è nota per le sue invettive contro i potenti ("non sono le mestruazioni a rendere una donna impura, ma lo spargimento di sangue in guerra rende certamente un soldato impuro"), gli eretici e, soprattutto, il clero "non vogliono più dar fiato alla tromba della giustizia, perciò è scomparsa in loro l'aurora delle buone opere" (a Trier), "per la vostra disgustosa ricchezza e avidità, nonché per altre vanità, non istruite più i vostri fedeli" (a Köln).

Hildegard non è solo monaca e badessa, è anche una donna-mistica di straordinaria cultura: medico, scienziato, naturalista, compositore di musica. La "prima ecologa" della storia, scrive il salesiano Mario Scudu (che di santi se ne intende, autore di "Anche Dio ha i suoi campioni" LDC 2011) e sembra davvero una definizione azzeccata.

Nel Liber divinorum operum, considerato il suo capolavoro teologico, riflette sul rapporto fra Dio e la Creazione , la concezione unitaria del creato e lo stretto legame tra l'uomo e l'universo, tra la salute del corpo e quella dell'anima. Nel Liber vitae meritorum, continua il papa, "Hildegard sottolinea la profonda relazione tra l'uomo e Dio e ci ricorda che tutta la creazione, di cui l'uomo è il vertice, riceve vita dalla Trinità".

Se, a ragione può essere considerata la prima naturalista della storia, autrice di libri che testimoniano la "versatilità di interessi e la vivacità culturale dei monasteri femminili del Medioevo", quasi brevi trattati di botanica (con descrizioni accurate di piante, frutti, erbe officinali) e "ricettari" farmacologici, Hildegard - la "profetessa dei tedeschi" - anticipa di 900 anni la denuncia della creazione ferita (cfr. anche il Messaggio CEI per il 1° settembre 2012 "Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra"). Celebre la sua visione: "Gli elementi si volsero all'uomo con un urlo selvaggio e gridavano "non riusciamo più a correre e a portare a termine la nostra corsa come disposto dal Maestro. Perché gli uomini con le loro cattive azioni ci rivoltano sottosopra come una macina. Puzziamo già come peste e ci struggiamo di fame di giustizia"".

A suo giudizio - e siamo nel XII secolo! - l'umanità aveva sovvertito "il giusto ordine all'universo" stabilito da Dio al momento della Creazione. Come le scrisse in una lettera l'arcivescovo di Magonza, forse a lei nuova dottore della Chiesa, "dobbiamo orientare e chinare il nostro cuore al rispetto del creato dono di Dio che ci parla attraverso le sue opere", un'anticipazione di quella necessità di "conversione ecologica" auspicata da Giovanni Paolo II nel 2001. Forse da lei, come dagli altri due grandi santi medievali, come Francesco d'Assisi e Benedetto da Norcia, e dalla loro spiritualità "moderna" (il creato vale di per sé, non perché lo stiamo perdendo), potremmo trarre alcuni fondamenti per un'ecologia autenticamente cristiana che diventa promozione di giustizia e pace.

"Non è difficile constatare che il degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici, che si trasformano, purtroppo in una seria minaccia per il creato" (Benedetto XVI, Messaggio 1° gennaio 2010 "Se vuoi la pace, proteggi la creazione").

(per una biografia in italiano è in libreria: Lucia Tancredi, Ildegarda la potenza e la grazia, Città Nuova 2012).

 

 

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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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